Sarah Wichert: coraggio, disciplina e cuore a servizio dell’Esercito svizzero
Sarah Wichert non è solamente una disegnatrice edile, un’influencer e sergente capo della fanteria svizzera, ma è soprattutto una combattente che va avanti per la sua strada con determinazione, coraggio e molta umanità. Ecco il suo ritratto.
Testo: Comunicazione Difesa, Mathias Müller (elaborazione Christian Bärtschi)
Cresciuta a Scuol, nella Bassa Engadina, Sarah ha iniziato presto a scoprire il mondo e in seguito è entrata nell’esercito. «Sono una semplice ragazza di campagna», dice. Ma il suo curriculum è una dimostrazione della sua grande forza di volontà: dopo aver preso molto peso in gioventù, ha deciso di cambiare radicalmente la sua vita. Lo sport e la disciplina sono diventati compagni costanti, così come la volontà di non essere più impotente di fronte alle crisi.
Due eventi nella sua cerchia di amici - un tentativo di suicidio e un’overdose di droga - l’hanno segnata e motivata a imparare a gestire le situazioni estreme. Nell’esercito ha scelto la fanteria, un settore prettamente maschile.
Una questione di volontà
Già il reclutamento è stato veramente impegnativo: «Ho letteralmente puntato tutto su questo test sportivo», racconta. Si è allenata per il test per quattro mesi e ha ricevuto l’ambita distinzione per la sua preparazione atletica: un risultato che nemmeno le sportive di punta riescono sempre a raggiungere.
Sarah ha iniziato la scuola reclute con 600 uomini e solo due donne: un vero shock culturale. Per non parlare dei toni bruschi e della mancanza di sonno che l’hanno messa a dura prova. Durante la prima settimana chiamava sua madre in lacrime. Ma ha tenuto duro: «Ho imparato che oggi sono più forte di ieri e che domani lo sarò ancora di più».
Resistenze e rispetto
Come donna, nella fanteria Sarah ha incontrato alcune resistenze. Alcuni dei suoi camerati ignoravano i suoi ordini perché erano impartiti da una donna. «Ho dovuto imparare a gestire queste situazioni in modo professionale», racconta Sarah. Grazie alla sua intelligenza e alla sua tenacia è riuscita a guadagnarsi il rispetto da parte di tutti, compresi anche gli scettici.
Ma ci sono stati anche momenti difficili: soprusi, superamenti dei limiti e strumentalizzazione dei rapporti di forza. Situazioni in cui si sentiva sola e vulnerabile. «Spesso mi chiedevo se fossi troppo gentile per l’esercito». Oggi afferma che «Non si può essere troppo gentili. La forza si dimostra dando prova di umanità».
L’orgoglio di essere utile
Un incidente di tiro verificatosi durante il servizio le ha confermato che si trova sulla strada giusta: Sarah ha immediatamente prestato i primi soccorsi. «Ho agito senza pensarci troppo su», racconta. La sua preparazione si è rivelata vincente ed è stata utile per lei e per gli altri.
Per Sarah, il servizio militare non è solo una questione di disciplina e di resistenza fisica: si tratta di cameratismo, coraggio e fiducia in se stessi, ossia valori che lei vive e trasmette.
Una voce per gli altri
Come micro influencer, Sarah condivide le sue esperienze su Instagram e TikTok, apertamente e senza fronzoli. «Voglio mostrare che bisogna iniziare in piccolo e che è normale avere giornate no». La sua community la ringrazia: molte giovani donne le scrivono per dirle che grazie a lei hanno trovato il coraggio di entrare nell’esercito.
Sarah tuttavia mantiene un atteggiamento critico e avverte che l’esercito non va romanticizzato: «Non ci sono solo le belle foto. Chi entra in servizio deve essere pronto a difendere il nostro Paese».
Un desiderio per il futuro
«Per il futuro spero che nell’esercito punteremo ancora di più sulla tolleranza e sull’accettazione. Perché solo assieme siamo forti». La sua storia lo dimostra: questa forza parte dal singolo individuo, a volte anche da una giovane donna di Scuol che con determinazione sta andando avanti per la sua strada.
Podcast già pubblicati
La crisi va preparata e governata
Calma e rigore, pragmatismo e proporzionalità, spirito di servizio e passione, ingredienti utili nella gestione delle crisi. Martin Bühler, Consigliere di Stato dei Grigioni e colonnello SMG ricorda la gestione della catastrofe naturale di Bondo. Racconta il suo percorso formativo cominciato nel Gabon, finalizzato a Schiers, Zurigo e Coira, nonché quello militare che lo vede diventare granatiere e poi ufficiale. Il suo impegno nell’esercito e nella politica evidenzia il valore aggiunto del servizio di milizia, come la vocazione al servizio della comunità.
Sergente Cécile Klusák – successo grazie a coraggio, prestazioni e cameratismo
Quando il sergente Cécile Klusák ha iniziato la scuola reclute, ha capito subito che non sarebbe passata inosservata. Era una donna in un mondo di uomini ed era volontaria. Già nei primi giorni ha sentito che doveva dimostrare il proprio valore, non perché lo volesse, ma perché gli altri se lo aspettavano.
Tra zoccoli e alta tecnologia: come il col SMG Dan Aeschbach plasma il futuro degli animali dell’esercito
Il colonnello SMG Dan Aeschbach è comandante del Centro di competenza servizio veterinario e animali dell’esercito (CC S vet e anim Es) a Sand (BE): una piccola unità specializzata dell’Esercito svizzero, in cui si fondono tradizione e tecnologia. Aeschbach è istruttore, innovatore e creatore di cultura: mantiene coesa l’organizzazione, la orienta alle minacce future e garantisce che le prestazioni arrivino dove l’esercito ne ha bisogno.
Haroon Khan: l’integrazione in uniforme – una vita in mezzo a culture diverse
Nato a New York, cresciuto a Ginevra e attualmente residente nei Paesi Bassi, Haroon Khan è un cittadino del mondo. Sua madre è originaria dell’Inghilterra, mentre suo padre ha radici pakistane. Nel 2016 Haroon Khan ha ottenuto la nazionalità svizzera, e di conseguenza è scattato l’obbligo di prestare servizio. Ha svolto il suo servizio militare nella fanteria come militare in ferma continuata, conseguendo il grado di sergente. Andiamo a rivedere il suo percorso.
Tra mito e realtà: uno sguardo nel cuore delle forze speciali svizzere
Nell’immaginario comune le forze speciali evocano un’aura di miti, azione cinematografica ed élite misteriosa. Ma chi sono davvero gli uomini e le donne che prestano servizio nel comando forze speciali (CFS) dell’Esercito svizzero? Nel podcast del col SMG Mathias Müller, il col SMG Daniel Stoll, comandante del CFS, ne offre una visione privilegiata e si dimostra ufficiale riflessivo e perspicace, capace di demistificare il mito senza comprometterne il fascino.
Promovimento della pace e cooperazione
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Non solo cifre e razioni – il furiere parla di responsabilità, fiducia e sussistenza
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Poliziotto civile e militare appassionato: l’importanza della prevenzione cyber nelle scuole
Ottiene una maturità economica ma già da bambino sognava di diventare un poliziotto. Viene reclutato quale soldato conducente e di trasmissione nell’artiglieria ma dopo la scuola reclute frequenta la scuola di polizia nel Canton Ticino. Carlo Simoni risponde ad una pubblicità apparsa su una rivista specializzata e parte in Kosovo con la polizia militare per una missione della Swisscoy. Al suo rientro svolgerà per anni dei servizi di pattuglia, per essere poi integrato quale spotter nel gruppo dedito alla tifoseria violenta. Viene poi incorporato nel Distaccamento della polizia giudiziaria della polizia militare dove ricopre il grado di ufficiale specialista.
Impegno, disciplina e passione: il percorso di due giovani ufficiali svizzeri
Brillanti studenti di diritto e ufficiali dell’Esercito svizzero, David Berset e Pierre Demaurex spiegano nel podcast ufficiale dell’esercito come la loro istruzione militare abbia contribuito al successo della loro impresa. Tra arringhe e rigore tattico, il loro percorso testimonia l’impatto concreto delle competenze acquisite sul campo.
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Tenente colonnello Karl-Heinz Inäbnit: chi non lo conosce? È il sostituto comandante della piazza d’armi di Bure, l’instancabile sostituto nelle apparizioni pubbliche del suo comandante, colonnello SMG Oberhänsli, che si fa notare per le sue assenze. Inäbnit è un’istituzione, una caricatura dell’ufficiale di professione, ipermotivato, corretto, pedante, eppure amato dalla truppa e addirittura dai militari di professione. Non perché lo si prenda sul serio, ma perché si riconoscono molti dei suoi atteggiamenti.
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Michelle Heimberg non è una semplice sportiva di punta. Come tuffatrice ha conquistato la medaglia d’oro ai Campionati Europei e ha partecipato alle Olimpiadi, ma è anche un soldato sport nell’Esercito svizzero. In un nuovo episodio dei podcast dell’esercito ci descrive, assieme al colonnello SMG Marco Mudry, comandante del Centro di competenza sport dell’esercito a Macolin, il legame particolare tra la promozione dello sport e il servizio militare.
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