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L’occhio che tutto vede: Benvenuti al Centro di monitoraggio

Come sostituto del comandante d’impiego, il colonnello di stato maggiore Simon Küchler coordina le unità militari durante il World Economic Forum (WEF). Nell'intervista ci racconta come il suo stato maggiore reagisce agli imprevisti e come viene preparato il servizio di assistenza.

25.05.2022 | CUMINAIVEL | rb/ab


Dal Centro di monitoraggio, la Divisione Territoriale 3 monitora l'impiego delle truppe schierate sul terreno. Tra gli altri dati, il Centro di monitoraggio registra le singole posizioni delle truppe dispiegate al WEF e la loro forza, così da poterle modificare se necessario. Non ci è permesso scattare fotografie all’interno del Centro di monitoraggio, perciò incontriamo il colonnello Simon Küchler nella sala accanto.

Colonnello Küchler, il WEF è stato posticipato da gennaio a maggio. Sono cambiati anche i compiti dell'esercito?

Sì, a livello di compagnie abbiamo dovuto adattare alcuni ordini. È stato necessario rivalutare la sicurezza delle postazioni militari previste, questo perché d’estate ci aspettiamo molto più movimento anche nelle località periferiche. Rispetto a gennaio, in questo periodo ci sono, ad esempio, gli escursionisti che vanno per boschi a camminare. Per questo motivo, è stato fondamentale effettuare un sopralluogo in anticipo; un incarico curato principalmente dagli ufficiali delle truppe schierate. Il sopralluogo serve infatti per valutare gli spazi, le infrastrutture e gli alloggi. Un’occasione anche per incontrare i partner civili che sostengono l'esercito: dai custodi ai contadini, fino agli insegnanti.

Molto viene dunque organizzato in anticipo...

È vero, eppure ci sono sempre domande da parte della truppa a cui rispondere e problemi da risolvere. Per questo motivo, ogni mattina è previsto un rapporto al Centro di monitoraggio al quale partecipano i rappresentanti delle varie compagnie e dello stato maggiore della Divisione Territoriale. Alcuni sono presenti sul posto, altri si collegano in videoconferenza per discutere i dettagli del giorno. Facciamo un esempio concreto: il badge personale per il controllo degli accessi. Una carta in dotazione dei militi, valida soltanto se si esibisce insieme alla carta d'identità. E se quest’ultima non è sull'uomo? Come vede, i temi di cui si discute qui al Centro di monitoraggio sono svariati.

E i battaglioni come fanno a sapere cosa devono fare?

Prima del WEF discutiamo insieme alla polizia cantonale grigionese quali compiti e quali incarichi devono essere svolti. Viene quindi stilato un catalogo di servizi che funge da riferimento per gli ordini assegnati alle truppe schierate al WEF. Ed è proprio qui che entra in gioco lo stato maggiore.

Quindi l'esercito sa cosa deve fare circa sei mesi prima del WEF?

Sì, in linea di principio è così, anche perché negli ultimi anni i compiti dell'esercito al WEF non sono praticamente cambiati. Se mi chiede nel dettaglio di quali compiti si tratta, temo che faremmo notte (ride). Riassumendo, la Divisione Territoriale 3 guida tutte le truppe di terra durante il servizio militare al WEF; le lascio immaginare quanto sia fitta la nostra agenda. Aggiungo per completezza che le forze aeree sono responsabili esclusivamente dello spazio aereo. Almeno questo aspetto non è sotto la nostra responsabilità.

Quindi tutto deve essere pensato e pianificato nei minimi dettagli. Ma supponiamo che la situazione al WEF in termini di sicurezza cambi drasticamente. Come si procede?

Siamo in costante contatto con i nostri partner civili, in primo luogo con la polizia cantonale dei Grigioni che è responsabile dell'impiego. La missione dell’esercito è sussidiaria, ciò significa che lavora su incarico della polizia cantonale. Quindi se capita l’imprevisto, come nel caso di una manifestazione, è la polizia responsabile in prima istanza. Noi siamo a disposizione solo se ha bisogno di supporto.

Quindi l'esercito è una sorta di tuttofare?

Direi piuttosto che l'esercito funge da supporto, e lo fa garantendo professionalità. Abbiamo una visione d'insieme di tutte le unità militari, per cui possiamo schierare delle truppe rapidamente o spostarle in altre località, se necessario. Inoltre, in base a precisi accordi possiamo mettere in campo le nostre competenze specifiche in caso di emergenza.

Che tipo di emergenza?

Ad esempio, un attacco NBC. In tal caso potremmo affidarci immediatamente al centro di competenza NBC di Spiez e coinvolgere dei professionisti.

Ovviamente speriamo non sia il caso. Chiudiamo con una domanda personale: qual è la cosa più importante nel suo lavoro?

Durante il WEF l’esercito viene messo sotto i riflettori, tanto a livello nazionale, quanto internazionale. Per me è importante che tutti noi facciamo un buon lavoro, e sottolineo tutti. C’è da dire che senza militari, organizzare il WEF in Svizzera probabilmente non sarebbe possibile. Infatti, in termini di sicurezza, le autorità civili non potrebbero gestire da sole un evento del genere. Non ci sarebbero abbastanza agenti di polizia; per cui sull’esercito grava un’importante responsabilità.

Per lei l’impiego al WEF è un successo se…

È un successo se tutte le truppe portano a termine i propri incarichi con piena soddisfazione e tutti, soldati e ufficiali, possono tornare a casa sani e salvi.


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