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Quando un campo diventa una base per la contraerea

Durante il WEF la sicurezza deve essere garantita sia via terra, sia via aria. Per fare ciò, c’è bisogno di un tassello fondamentale: la difesa contraerea, un controllore schierato sul terreno che osserva ciò che accade in cielo. CUMINAIVEL ha accompagnato le truppe durante lo schieramento sul posto.

24.05.2022 | CUMINAIVEL | rb/ab

 

Uno dei molti prati attorno a Davos è ancora sgombero, ma non lo resterà per molto. La truppa di contraerea è appena arrivata: un’occhiata all’area, una breve consultazione e poi via veloci. Nel giro di qualche minuto un muletto arriva con il materiale necessario, passando da una stretta stradina d’accesso. Il ritmo è serrato e la catena di montaggio funziona: ci si consulta, si scaricare, si spacchetta e si inizia ad allestire. Gli ordini sono chiari e i movimenti perfetti, tutti sanno esattamente cosa deve essere posizionato dove. «È una battaglia che si combatte a suon di materiale che giunge sul posto», afferma il capitano Lucas Eichenberger, che è l’ufficiale radar del distaccamento di difesa contraerea media (DCA m). Anche quando chiacchiera con noi, non perde d’occhio palette, bobine e recinzioni. «Ed è solo l’inizio, altro materiale è in arrivo».

Infatti, non passa molto tempo prima che arrivi il trattore con un nuovo carico. Il posizionamento è graduale, è un po’ come completare un grande puzzle. Finalmente arrivano – alternati – i pezzi da novanta della contraerea: cannoni e radar. Sono il cuore pulsante di ogni posto di difesa. «Un apparecchio di direzione di fuoco – più comunemente noto come radar mobile – viene utilizzato per monitorare lo spazio aereo. Il dispositivo rileva, registra e traccia in modo indipendente gli obiettivi, trasmettendo automaticamente i dati di tiro ai cannoni», ci spiega il I ten Olivier Schären. È il cosiddetto capo dell’unità di fuoco e come caposezione guida soldati e sottoufficiali sul posto.

L’attrezzatura pesa diverse tonnellate, perciò, una volta posizionata, viene portata in posizione orizzontale per mezzo di supporti. Prima di mettere in funzione il cannone viene eseguito un processo di regolazione e di allineamento a seconda del settore di fuoco ordinato.


Una linea diretta con la centrale operativa

Quando la base aerea è in funzione, i radar sorvegliano lo spazio aereo sopra Davos 24 ore su 24. I radar sono direttamente collegati al Centro operativo della difesa aerea, dove i dati provenienti dalle diverse postazioni di contraerea vengono inseriti in un quadro aereo della situazione. In questo modo, anche i cannoni connessi al radar sono in collegamento diretto con gli ufficiali responsabili per l’impiego, che agiscono dal Centro operativo. «L’ordine di fuoco vero e proprio passa dal Centro operativo – ci dice il I ten Schären – Sono però decisivi i militi sul terreno: essi assicurano la prontezza operativa, mettono in funzione le apparecchiature e, in caso di emergenza, garantiscono il fuoco terra-aria».

Uno dei soldati presenti sul posto è il radarista Noah Berwert. Seduto accanto all’apparecchio di direzione di fuoco, ora operativo e accuratamente camuffato, Berwert sta testando il ricercatore ottico degli obiettivi. Si tratta di uno strumento anch'esso collegato all'unità radar, che viene utilizzato per rilevare obiettivi che appaiono inaspettatamente a breve distanza. «L'assegnazione di un obiettivo tramite il ricercatore ottico è molto improbabile - afferma il 21enne lucernese - Ma è comunque importante che anche questa procedura funzioni senza intoppi». L’intero procedimento è complesso, si tratta di un ingranaggio impressionante all’interno del quale numerosi componenti devono funzionare. 

Dopo che la contraerea ha preso posizione e ha messo in funzione le sue attrezzature, il campo sottostante non si vede praticamente più. La posizione viene recintata, i cannoni e i radar vengono cablati e viene stabilito il collegamento con il Centro operativo della difesa aerea. Tutto è pronto per proteggere i cieli.


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