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Dove osano...gli specialisti di montagna

Garantire il salvataggio in montagna non è una missione per deboli di cuore. Sulle cime sopra Davos gli specialisti di montagna hanno portato a termine un’esercitazione spettacolare spalla a spalla con le squadre di soccorso civili, una prova della collaborazione tra militari e autorità locali.

24.01.2020 | CUMINAIVEL | ac/ab

Jeder Handgriff muss sitzen

 

Il tempo è da cartolina sul Weissfluhjoch, da 2’693 metri il cielo sembra ancora più azzurro. Mentre sciatori e snowboarder si godono le piste immacolate, Hans Martin Henny non può abbassare la guardia nella sua postazione di soccorso. L’aiutante di Stato Maggiore è uno dei responsabili della formazione degli specialisti di montagna ad Andermatt. Tra poco i suoi uomini simuleranno una situazione di emergenza sulle pendici sopra Davos.

Un quarto d’ora più tardi ritroviamo l’aiut SM Henny dopo il briefing con una squadra di specialisti di montagna. Membri del soccorso sulle piste e del Soccorso Alpino Svizzero osservano invece la situazione da una cima che sovrasta una parete rocciosa estremamente scoscesa. Lassù osano solo le aquile, nemmeno i freerider più audaci si avventurano, ma per le squadre di soccorso scalarla non pone problemi. Per le oltre venti persone sul posto non c’è tempo da perdere, tre dispersi devono essere tratti in salvo: “In questi casi ogni minuto è fondamentale - spiega Henny - Si tratta di uno scenario realistico”.

Ogni membro dell’operazione è importante per il primo tenente Marco Stephan; deve mantenere una visione d’insieme sul luogo dell’incidente per coordinare le squadre di salvataggio: “Un’operazione del genere non è all’ordine del giorno per uno come me più abituato alla vita universitaria del Politecnico di Zurigo. Perciò un po’ di tensione è normale”. Stephan sa però di poter contare su una squadra di professionisti alpini che indossa l’uniforme degli specialisti di montagna. “Queste persone portano con sé moltissime conoscenze preziose dalla vita civile”, sottolinea con un certo orgoglio l’aiutante Henny. Un’esperienza professionale che appare subito evidente anche nell’esercitazione sul Weissfluhjoch. Ogni movimento è essenziale, non c’è traccia di frenesia; un’attitudine che non può essere prerogativa esclusiva dei militari. “Uno degli obiettivi della simulazione è affinare la cooperazione con le unità civili di soccorso”, aggiunge ancora Henny.      

Il cielo limpido potrebbe ingannare, le condizioni per i soccorritori infatti sono più insidiose di quanto traspaia. Un vento gelido soffia sul crinale per tutta la durata dell’operazione di salvataggio, servono tre ore per recuperare tutti i dispersi. Hans Martin Henny lavora in montagna da oltre 25 anni, è un ambiente estremo pieno di insidie che conosce come le sue tasche. “L’obiettivo è chiaramente salvare le vittime, ma è importante che le squadre di ricerca evitino di mettere loro stessi in pericolo”, conclude Henny. Può essere soddisfatto dell’operazione, le unità hanno lavorato con calma e senza sbavature. Ora possono ammirare la montagna in tutto un suo splendore, senza ansie, come una vecchia amica.