print preview Ritornare alla pagina precedente Promovimento militare della pace

SWISSCOY Update - Umiltà nell’assistere gli ospiti

Discrezione, umiltà e perfezionismo sono le tre qualità che caratterizzano l’ufficiale specialista René Hälg, Deputy Chief of the Joint Visitors Bureau della KFOR. Quando una personalità estera di alto livello, per esempio un esponente politico o delle forze armate, visita la missione in Kosovo, lui è l’uomo che da dietro le quinte garantisce il rispetto del protocollo – ovvero «che toglie gli ostacoli dal cammino». Nell’intervista con l’ufficiale specialista Michelle Steinemann, uff stampa e info del 44° contingente SWISSCOY, ha raccontato quali ostacoli si incontrano e come li rimuove.

07.09.2021 | Ufficiale specialista Michelle Steinemann, ufficiale stampa e informazione del 44º contingente SWISSCOY

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L’uff spec René Hälg accompagna il comandante supremo delle Forze Alleate in Europa, generale Tod D. Wolters durante la visita al monastero Decani.

L’ufficiale specialista René Hälg riveste la funzione di Deputy Chief of the Joint Visitors Bureau (JVB) già da diversi contingenti. Nel quadro delle visite di alto livello alla KFOR è responsabile dell’attuazione del protocollo di circa 200 pagine, che disciplina tra l’altro la collocazione delle bandiere, la disposizione dei commensali a tavola, l’ordine dei saluti per civili e militari e tanto altro. Non presta attenzione solo alle formalità: grandi passi falsi sono possibili anche in aspetti apparentemente irrilevanti, che l’occhio inesperto non riconoscerebbe nemmeno. Ma René Hälg prima del suo impiego presso il JVB ha lavorato per anni in vari hotel in Svizzera e all’estero e sa bene come trattare gli ospiti esigenti.

 

Uff stampa e info: Caro René, di solito il termine «visita» è associato a una serata rilassante con gli amici. Per te cosa significa ricevere una «visita»?

Uff spec René Hälg: Per me e per il mio team l’annuncio di una visita di alto livello segnala il momento di avvio dei motori del processo di pianificazione. Per esempio, in occasione della visita del Segretario generale della NATO Jens Stoltenberg, per tre settimane ci siamo occupati dell’elaborazione del programma dettagliato della visita.

 

In che cosa consistono i preparativi?

Sulla base della domanda e delle esigenze delle personalità di alto livello che rendono visita alla KFOR abbozziamo il programma della visita, che in seguito sottopongo all’attenzione del comandante della KFOR. Successivamente elaboriamo i dettagli e li controlliamo punto per punto coinvolgendo tutte le parti. Questo implica un coordinamento tra la polizia militare, la comunicazione, i servizi di sicurezza, il protocollo di Stato del Kosovo, i responsabili dell’aeroporto e tanti altri.

 

Quanto sono dettagliate le tue pianificazioni?

Devo riconoscere e appianare tutti gli ostacoli in anticipo. Per questo perlustro tutti i percorsi che effettueranno gli ospiti e ispeziono le sale riunioni. Per esempio mi siedo sulla sedia prevista per una determinata persona e cerco di assumerne la prospettiva.

 

A cosa presti attenzione?

Ci sono vari aspetti da considerare. Per esempio il fatto che un ospite per motivi religiosi non mangi o non beva una certa cosa, oppure che l’aria condizionata alta disturbi o che un pavimento bagnato possa essere particolarmente scivoloso. Se so che sarà presente una donna di bassa statura, che probabilmente indosserà una gonna, tengo conto del fatto che potrebbe risultarle scomodo sedersi in una poltrona profonda perché avrebbe difficoltà a rialzarsi. Nelle sale riunioni esterne potrebbero esserci quadri o sculture non opportune, che in certe circostanze ritraggono ostilità storiche. E, aspetto importante nei Balcani, mi accerto che ci siano sempre ombrelli a sufficienza, perché il tempo cambia molto rapidamente.

 

Quanto è lunga la tua lista di controllo? E quali sono gli aspetti difficili del tuo lavoro?

In effetti la lista di controllo è davvero lunga (ride), ma nel frattempo l’ho quasi imparata a memoria. Grazie all’esperienza ormai mi basta entrare in una stanza, guardarmi attorno e so subito che cosa dev’essere cambiato. Tra gli aspetti più impegnativi, invece, mi viene in mente per esempio il coordinamento dello spostamento dei tracciati degli elicotteri e su strada in occasione della visita del Segretario generale della NATO. A questo proposito sono stato molto contento di ricevere il supporto professionale della polizia militare internazionale. Un’altra sfida è costituita dalle grandi delegazioni, per le quali sono previsti diversi programmi in varie sedi.

 

Che cosa hai imparato nel corso di tutte queste visite?

Ho imparato che in veste di militare è meglio non assumere la posizione di riposo, perché i responsabili internazionali della protezione delle persone potrebbero considerare una minaccia il fatto di non vedere le mie mani. E che agli ospiti di alto livello non piace quando qualcuno quasi sviene per timore riverenziale: si mostrano molto riconoscenti, così come i loro collaboratori e i loro assistenti.

 

Per dirla senza mezzi termini: la tua funzione sembra un lavoro da pignolo. Che cosa ti motiva?

Al di fuori del lavoro posso essere una persona allegra. Ma quando è il momento (indica il protocollo) sono intransigente. Mi piace fornire servizi e ho a cuore il benessere degli altri. Alla fine della giornata mi riempie di orgoglio quando il comandante della KFOR mi dà una pacca sulla spalla dicendo: «Well done, René».