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ComunicazioniPubblicato il 19 maggio 2025

In missione sulle alture del Golan

In totale, 13 ufficiali dell’Esercito svizzero hanno prestato servizio in una missione di promozione della pace con l’UNTSO in Medio Oriente. Alla fine di marzo, uno di loro, il maggiore Sandro Abderhalden, è rientrato in Svizzera. Durante la sua missione, la regione è stata più volte scossa da eventi di grande portata.

Il maggiore Sandro Abderhalden è regolarmente di pattuglia – qui a scopo di osservazione e creazione di rapporti sul Golan vicino alla linea Alpha come pure nella zona di limitazione, attività che rientra nelle operazioni mobili.

Testo Maggiore Sandro Abderhalden, osservatore militare presso l’United Nations Truce Supervision Organization (UNTSO), Vicino Oriente. (Scritto durante il suo missione alla fine di marzo 2025)

Il mio impegno come osservatore delle Nazioni Unite è iniziato a set­tembre 2023. Poco tempo dopo, il fatidico 7 ottobre ha segnato un punto di svolta e durante il mio impiego ho avuto l’opportunità di assistere a eventi che hanno rimodellato il volto della regione. Sono attualmente impiegato come osservatore delle Nazioni Unite nella zona delle alture del Golan, precisamente dalla parte israeliana, a ovest della linea Alfa. Il mio compito principale consiste nell’osservare e riportare presunte vio­lazioni del cessate il fuoco stabilito nel 1974 tra Israele e Siria. Questa missione si articola in due tipologie di operazioni: le operazioni mobili e quelle statiche. Le prime comprendono pattugliamenti e ispezioni, men­tre le seconde si svolgono in punti di osservazione strategicamente posi­zionati lungo la linea Alfa.

Nel centro operativo di Tiberia, lavoriamo in tre squadre composte da una trentina di osservatori provenienti da diverse nazioni. Questa diversità è fondamentale, poiché ogni ufficiale porta con sé una prospettiva unica e contribuisce all’imparzialità del nostro operato. Dopo un periodo iniziale come semplice osservatore, ho rapidamente guadagnato esperienza e res­ponsabilità. Ora formo i nuovi membri del team sulle tecniche di pattugliamento e sulle dinamiche della missione.

Mutata situazione della sicurezza

Negli ultimi mesi, abbiamo assistito a una serie di eventi che hanno seg­nato la situazione di sicurezza nella regione. Dall’entrata dell’esercito israeliano a Gaza, agli attacchi balistici iraniani su Israele, passando per le offensive missilistiche di Hezbollah nel nord del paese, la rapida ma meticolosa preparazione dell’esercito israeliano per un’imminente offensiva in Libano. Tutti eventi che hanno influenzato il nostro modo di agire. Ho avuto la fortuna di osservare la situazione di sicurezza in Israele, la quale si è rivelata relativamente stabile, soprattutto grazie agli avanzati sistemi di protezione come il famoso Iron Dome, l’applicazione «Red Alert» per la segnalazione di missili in arrivo e la presenza di bun­ker in varie località.

Necessità di una vigilanza costante

Una delle sfide principali che ho affrontato è stata l’adattamento a un ambiente internazionale, multiculturale e multireligioso. Sono infatti l’unico Svizzero nel mio team, composto da ufficiali canadesi, indiani, sudcoreani, irlandesi, australiani, neozelandesi e scandinavi. La prepa­razione mentale è un altro compito quotidiano. Essere sempre pronti e avere l’attrezzatura necessaria a portata di mano è fondamentale. È sor­prendente quanto velocemente si possano dimenticare dettagli cruciali, come ricaricare le batterie dei dispositivi o sostituire l’acqua e le razioni nel sacco di emergenza. Come istruttore del mio team, ho sempre cercato di enfatizzare l’importanza di queste pratiche, così come la necessità di non sottovalutare le minacce. Essere costantemente vigili e conoscere le vie di fuga e i rifugi nelle vicinanze sono aspetti cruciali del nostro lavoro. Anche l’accettazione della nostra presenza da parte della popolazione locale e dell’esercito israeliano rappresenta una sfida significativa. La situazione attuale e le minacce percepite possono portare a una visione negativa della nostra presenza. Questo rende difficile l’accesso a determi­nate aree, limitando le nostre capacità.

Importanza dei contatti con il Paese d’origine

Per quanto riguarda la mia famiglia, non considero la distanza una sfida, poiché mi hanno sempre supportato, permettendomi di vivere questa esperienza con serenità. Voglio sottolineare l’importanza di mantenere i contatti con chi è a casa, fornendo aggiornamenti rassicuranti sulla mia sicurezza. I media possono spesso presentare un’immagine distorta della situazione, generando preoccupazioni e ansie infondate. Ho sempre cer­cato di comunicare in modo equilibrato, evitando dettagli che potessero aumentare l’ansia.

La caduta del regime siriano presenta nuove sfide per il monitorag­gio del cessate il fuoco tra Israele e Siria. Siccome una delle due parti ha subito un cambiamento significativo, sono ansioso di osservare gli sviluppi politici e le nuove sfide che potrebbero emergere. In conclusi­one, posso affermare che questa esperienza mi ha arricchito sia a livello umano che professionale. La mia missione sulle alture del Golan non è solo un compito, ma un’opportunità per apprendere, crescere e contribuire a un futuro migliore in una regione complessa e in continua evoluzione.

Il OP 51 è un posto di osservazione degli osservatori militari che si trova sul Golan, sul versante israeliano.