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ComunicazioniPubblicato il 15 ottobre 2025

Mix di interesse e sfida: nel ruolo di team commander del LMT Mitrovica/e

A Mitrovica/e il Liaison und Monitoring Team (LMT) svizzero svolge un compito di particolare responsabilità su incarico della KFOR. Agli occhi del comandante di team, la città e i suoi dintorni, dove convivono fianco a fianco serbi e albanesi del Kosovo e dove diversi ponti separano geograficamente le etnie, rendono questo settore di responsabilità interessante e ricco di sfide. Nell’intervista il team commander spiega come è giunto ad assumere questa funzione e quali esperienze ha avuto modo di acquisire durante il suo impiego all’estero.

Team Commander, il capitano Florian, durante una conversazione alla quale era accompagnato da un’interprete.

Intervista condotta dall’uff spec Romina Kratter, ufficiale stampa e informazione del 52° contingente SWISSCOY
Foto: sgt Katrin Locher, sost ufficiale stampa e informazione, sgt Maxime Caille, LMT Mitrovica/e del 52° contingente SWISSCOY

Essere comandante di un LMT è un compito variato e impegnativo. A causa delle tensioni politiche e della promiscuità etnica, il Nord del Kosovo è spesso al centro dell’attenzione della KFOR. A Mitrovica/e lavora e vive il LMT svizzero. La sua fieldhouse si trova in pieno centro della città. Nel 52° contingente il LMT più grande della SWISSCOY era sottoposto al comando di un ufficiale di professione. Le numerose visite e l’impegnativa Area of Responsibility (AOR) implicano una pianificazione accurata, molto tatto e una condotta ben studiata. Nel suo ruolo, il cap Florian ha potuto trarre beneficio dalla sua formazione presso l’Accademia militare (ACMIL) e dalla sua precedente esperienza come comandante di compagnia e capoclasse in una scuola ufficiali. Parallelamente il futuro ufficiale SMG ha ampliato il suo bagaglio di esperienze personale, sia in prospettiva della sua ulteriore carriera nell’Esercito svizzero, sia per il suo sviluppo personale.

Capitano, a suo tempo si era candidato esplicitamente per il posto di team commander. Per quale motivo?

Innanzitutto, in quanto ufficiale di professione ho un contratto che prevede la disponibilità a essere impiegato anche all’estero. Viceversa, anche per me personalmente era importante poter svolgere un impiego all’estero in un periodo possibilmente precoce della mia carriera. Originariamente mi ero interessato a un impiego come osservatore militare dell’ONU. Tuttavia, dopo aver discusso con alcuni camerati militari di professione in merito alle loro esperienze nel servizio di promovimento della pace – e dopo che l’allora comandante di team mi aveva illustrato di prima mano i suoi compiti – mi sono reso conto di essere particolarmente interessato a questa funzione. Concretamente mi stimolavano la sfida legata alla condotta di un team numeroso in un contesto multinazionale complesso nonché la possibilità di esercitare il ruolo di comandante d’ubicazione e di svolgere parallelamente l’attività variata di un LMT. Mitrovica/e è considerata punto nevralgico e centro d’interesse della KFOR – qui siamo stimolati, presenti e spesso al centro dell’attenzione. Oltre ai classici compiti militari mi affascinano in particolare lo stretto contatto con la popolazione locale, lo scorcio nella loro cultura e la possibilità di essere al centro degli eventi con una funzione di rappresentanza e il dialogo. Per questa funzione sono necessarie competenze sociali, conoscenza della natura umana e disponibilità a comunicare su un piano di parità. È stato proprio questo mix a convincermi.

Che ruolo ha avuto in questa decisione il suo background professionale come ufficiale di professione?

Già prima di concludere l’ACMIL e di iniziare la mia attività come capoclasse in una scuola ufficiali mi ero fissato come obiettivo di svolgere un impiego di promovimento della pace il più presto possibile. La mia formazione e la mia esperienza mi hanno poi dato la fiducia di poter assumermi delle responsabilità anche in un contesto totalmente differente.
Nell’Esercito svizzero l’attenzione è focalizzata sulla difesa, mentre qui in Kosovo ci si concentra sul promovimento della pace – questo implica un’altra concezione di condotta. In un certo senso l’impiego equivale a un anno di scambio nella centrale internazionale di una grande impresa: si ricavano nuove prospettive, si acquisiscono esperienze preziose e si ampliano i propri orizzonti. Io considero il fatto che noi ufficiali di professione svolgiamo impieghi simili un obbligo, ma al tempo stesso anche un’opportunità.

Cosa ha potuto ricavare dalla sua funzione e dalle sue esperienze presso la SWISSCOY per il suo lavoro di ritorno in Svizzera?

Nel contesto internazionale molte cose si relativizzano: si riesce a individuare più chiaramente cosa funziona in generale da noi, nell’Esercito svizzero – e dove c’è margine di miglioramento. La cooperazione con le organizzazioni partner è indispensabile. Al tempo stesso dobbiamo però garantire autonomamente i nostri processi e la logistica onde evitare dipendenze. Qui è emersa la forza della Svizzera: qualità elevata e affidabilità.
Queste esperienze si lasciano integrare sia nella mia funzione di militare di professione, sia nell’attività di milizia. Tattica e tecnica a basso livello a favore della sicurezza dei subordinati, e anche il modo in cui si mette un team nella condizione di poter svolgere il proprio compito – tutto questo può essere integrato direttamente nell’istruzione in Patria.

Mitrovica/e e i suoi dintorni costituiscono l’AOR più impegnativa di tutti i LMT svizzeri. In che misura la sua esperienza ricavata nella sua attività professionale in Svizzera le è stata di aiuto nell’assumere questa grossa responsabilità?

La mia esperienza come comandante di compagnia è stata molto utile in relazione ai miei compiti in Kosovo. Ho imparato a proteggere la mia unità anche contro i committenti impazienti o contro compiti non ben studiati, e ad affrontare i problemi in modo strutturato – classicamente secondo lo schema 5+2: per prima cosa comprensione del problema, poi analisi della situazione e infine prendere una decisione chiara. La calma e la sistematica che ho avuto modo di acquisire mi sono state di grande aiuto nell’attività quotidiana come comandante di team. Motivo di particolare sfida è stata invece la condotta stessa: nella fieldhouse si vive e si lavora a stretto contatto gli uni con gli altri. È vero che c’era una gerarchia chiaramente definita, però nella quotidianità in quanto coinquilino, camerata e responsabile di team occorrevano molto tatto, disponibilità al compromesso e decisioni partecipative. In simili situazioni uno stile di condotta militare classico giunge presto ai suoi limiti – è necessario creare un equilibrio tra condotta militare e convivenza basata sul rispetto.

L’AOR Mitrovica/e è molto impegnativa, sia in riferimento al ruolo di rappresentanza, sia nella quotidianità operativa. Rientrava per esempio nei miei compiti fornire informazioni in occasione di diverse visite ufficiali da parte di diverse Nazioni. Durante la visita del nostro consigliere federale mi è stato chiesto di rilasciare a un giornalista svizzero una dichiarazione sulla situazione attuale a Mitrovica/e. Questo fa parte dei compiti di rappresentanza e presuppone sicurezza e competenza in quello che si fa e si dice.

Chi coglie volentieri delle sfide, ha piacere alla condotta ed è disposto ad assumersi delle responsabilità troverà nella SWISSCOY, e in particolare nella funzione di comandante del LMT Mitrovica/e, un compito che oltre ad essere impegnativo può anche rivelarsi incredibilmente arricchente.

In occasione della visita del consigliere federale Martin Pfister nel luglio 2025, il capitano Florian ha illustrato al capo del DDPS e alla sua delegazione il lavoro del LMT Mitrovica/e.