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ComunicazioniPubblicato il 20 luglio 2017

«Volevamo spegnere l’incendio il più velocemente possibile»

Da mercoledì le Forze aeree svizzere stanno lottando contro gli incendi boschivi in Montenegro. Il primo elicottero impiegato sopra i focolai d’incendio è stato il Super Puma normalmente impiegato per la KFOR in Kosovo. Il primotenente Clemens Jauch, copilota dell’elicottero, parla del suo impiego imprevisto.

Da mercoledì pomeriggio in Montenegro viene costantemente impiegato un Super Puma delle Forze aeree svizzere. I primi carichi di acqua sono stati gettati dal primotenente Clemens Jauch e dal suo Pilot-in-Command sopra un villaggio minacciato dalle fiamme. «Abbiamo lottato contro il fuoco nel punto in cui si avvicinava maggiormente al villaggio», spiega il 27enne. Nella sola giornata di giovedì i due, nell’ambito di 77 voli, hanno gettato ogni volta due tonnellate di acqua sui boschi situati a margine della baia di Kotor. In totale si tratta di oltre 150 000 litri d’acqua. «Qui la vegetazione è talmente rinsecchita che vogliamo andare sul sicuro. Anche se in un punto, dopo aver gettato il carico d’acqua, si vedeva soltanto del vapore, preferiamo gettare un carico d’acqua in più», aggiunge il primotenente. L’elicottero svizzero viene impiegato laddove occorre gettare dell’acqua con precisione, in zone inaccessibili. «È questo il nostro vantaggio rispetto ai pompieri o a un aereo di spegnimento», puntualizza Clemens Jauch.

Il calore e il fumo rendono difficili le operazioni di spegnimento

Nel volo d’avvicinamento al focolaio d’incendio i due piloti prestano attenzione al fatto di avere il vento in poppa. «In tal modo abbiamo la visuale migliore e i motori assorbono la minore quantità di fumo», spiega Jauch. Le temperature elevate rappresentano un ulteriore difficoltà. Con una temperatura di 35 gradi i piloti si danno il cambio ogni sei gettate d’acqua. «In un impiego di questo tipo la concentrazione deve sempre essere elevata», continua Jauch e aggiunge: «Il prelievo d’acqua dal mare rappresenta una grande sfida. Sopra la superficie d’acqua mossa dobbiamo volare con precisione affinché la benna affondi verticalmente». Anche la navigazione assai intensa ha rappresentato un fatto inconsueto in questo impiego, poiché la baia di Kotor è frequentata da molti turisti.

Gratitudine della popolazione

«Dopo l’arrivo in Montenegro volevamo spiccare nuovamente il volo al più presto per dare avvio alle operazioni di spegnimento », spiega Jauch. I piloti e i meccanici hanno vissuto un’ondata di simpatia. «Eravamo tra i primi giunti in Montenegro per fornire l’aiuto internazionale richiesto», racconta il nostro interlocutore. La motivazione per l’impiego è molto elevata, anche se i tempi d’impiego sono lunghi. «Nella lotta contro le fiamme vogliamo essere efficaci il più a lungo possibile», aggiunge il primotenente Jauch. Le numerose ore trascorse nell’abitacolo caldissimo passano perciò senza rendersene conto.