«Un impiego nel promovimento della pace è il coronamento di un sogno covato da lungo tempo»
Un’assistenza medica professionale per tutti i militari della SWISSCOY è un elemento indispensabile. In collaborazione con i camerati austriaci, il contingente svizzero gestisce dunque un medic center nel Camp Film City a Pristina. Sul posto un team di specialisti dispensa assistenza medica ai soldati svizzeri, austriaci e tedeschi – una di queste specialiste è il sergente maggiore Stephanie Beeler, che nel 48º contingente SWISSCOY riveste la funzione di Chief Nurse.
Stephanie Beeler, qual è il suo percorso professionale?
In Svizzera lavoravo a tempo parziale come coordinatrice per la donazione di organi presso l’ospedale universitario di Zurigo. Inoltre ero attiva come soccorritrice presso il servizio d’ambulanza di Horgen. Questi due lavori mi garantivano la varietà di cui avevo bisogno. Non mi piace stare ferma, devo sempre avere qualcosa da fare. Molte persone mi hanno chiesto perché svolgevo due professioni: il motivo è che amo il lavoro e la varietà, ma anche perché in Svizzera abbiamo carenza di personale nel settore medico. Sono attiva nel soccorso sanitario da 15 anni. È un lavoro molto impegnativo sia sotto il profilo fisico che mentale. Fino a tre anni fa lavoravo a tempo pieno come soccorritrice, ma poi mi sono resa conto di aver bisogno di una pausa. Per questo motivo ho accettato l’impiego a tempo parziale a Horgen. Infatti, non volevo staccarmi completamente da quel settore, e così questa è stata una buona soluzione di compromesso per me. Negli ultimi 13 anni ho anche svolto diverse formazioni e formazioni continue nel settore della medicina parallelamente alla professione.
Quali sono i suoi compiti come Chief Nurse nel Medical Center?
In quanto Chief Nurse sono l’anello di collegamento tra il Chief Medical Officer (CMO), il comandante del contingente (NCC) e il medic team. Il CMO è il responsabile medico, io lo appoggio e lo sostituisco quando è assente. Ci consultiamo per trovare un accordo e discutiamo dei pazienti e dei loro trattamenti. Fungo anche da organo di coordinamento e mi occupo di tutte le attività organizzative. Inoltre pianifichiamo e svolgiamo formazioni all’interno del contingente, e per rimanere aggiornati, come medic team partecipiamo regolarmente a esercitazioni e perfezionamenti internazionali realistici. Per esempio in caso di un rimpatrio medico conduco il dialogo con il capo del personale (S1) e l'Air Operator (Air Ops).
Lei è a capo di un team composto da tre infermiere e due conducenti sanitari. Come funziona questa collaborazione?
Io dirigo il team per quanto concerne il personale e mi occupo della distribuzione dei compiti. Ognuno ha una sfera di responsabilità, per esempio la farmacia, il controllo degli apparecchi o il nostro perfezionamento. Ogni mattina teniamo un rapporto in cui discutiamo sia questioni mediche sia il nostro programma del giorno. Inoltre fornisco al personale infermieristico le informazioni necessarie all'adempimento del compito. Una persona è sempre in servizio nel medic center, mentre le altre si occupano delle questioni in sospeso. Al momento svolgiamo anche diversi corsi di perfezionamento, ottimizziamo processi, sistemiamo le nostre postazioni, eseguiamo controlli d'inventario, lavori di pulizia e ordinazioni.
Quali sono secondo lei le sfide più grandi?
Nel medic center, che secondo lo standard militare corrisponde allo studio di un medico generico ben attrezzato, lavorano un team svizzero e un team austriaco. La sfida per il mio omologo austriaco e me risiede nel fatto di coordinare bene i due team. Perciò lavoriamo anche in team misti, per esempio nell'ambito del servizio d'urgenza e del servizio nel medic center. Talvolta sono le piccole differenze a complicare il nostro lavoro. Gli austriaci hanno per esempio una propria farmacia e medicamenti specifici che in Svizzera non abbiamo. Inoltre abbiamo altri sistemi di documentazione. Per queste ragioni ogni settimana teniamo una riunione congiunta in cui discutiamo dei temi attuali.
Qual è la motivazione che la spinge a svolgere questo impiego?
Già tanto tempo fa avevo preso in considerazione l’eventualità di svolgere un impiego SWISSCOY. È sempre stato un mio sogno impegnarmi nel promovimento della pace. Attualmente mi trovo nel momento ideale, sia sotto il profilo professionale che privato, per svolgere un impiego qui in Kosovo, e sono contenta di aver osato questo passo. Come Chief Nurse sono chiamata a gestire del personale, e anche questo era un aspetto che mi ha motivato a candidarmi. L’ambiente militare, le mansioni legate alla mia funzione, il contesto internazionale e la possibilità di uscire dalla mia zona di comfort sono i motivi per cui ho optato per questo impiego. È anche importante sottolineare il fatto che come donna della mia età io abbia la possibilità di svolgere un’istruzione militare di base e di effettuare questo impiego a favore della pace. È un’opportunità fantastica.
Come riesce a conciliare lavoro e vita privataDove trova le opportunità per compensare rispetto al lavoro durante il suo impiego?
Do molta importanza a un sano equilibrio. Pratico regolarmente sport, mi godo il tempo in cui sono da sola oppure incontro i miei camerati. Tengo molto ai contatti sociali. Nel camp si trova facilmente un’occupazione, ci sono molte possibilità per lo spirito e il fisico. Non ho ancora trovato una routine adatta a me, ci vorrà ancora un po’ di tempo. Però mi sono già fissata un obiettivo quotidiano: ogni giorno voglio fare un giro del camp a corsa. Trascorro la maggior parte delle mie giornate in ufficio ed è quindi importante svagarsi.
