Passare al contenuto principale

ComunicazioniPubblicato il 16 aprile 2024

I militari svizzeri in Bosnia ed Erzegovina e il loro contributo alla stabilità

Dal 2004 una ventina di militari svizzeri sono impegnati nei Liaison and Observation Teams (LOT) a favore della missione EUFOR ALTHEA in Bosnia ed Erzegovina. I suddetti team sono stazionati nei potenziali luoghi di conflitto conosciuti e formano un sistema di preallarme a favore della missione. Il soldato Martin Eggenberger sta attualmente prestando servizio come osservatore a Trebinje e racconta della sua quotidianità e delle sfide nella parte meridionale del Paese affetto da tensioni.

Soldato Martin Eggenberger, Observer EUFOR LOT Trebinje.

«Il nostro impiego è iniziato in una ventosa giornata di ottobre, quando il nostro aereo si è posato sulla pista di atterraggio di Sarajevo, la capitale della Bosnia ed Erzegovina (BiH). Al momento in cui abbiamo messo piede sulla pista, non c’erano soltanto i volti noti del coordinatore logistico svizzero e degli agenti della polizia militare della EUFOR (European Union Force) ad attenderci, bensì anche un vento gelido. Dopo le formalità doganali era previsto il cosiddetto In-Processing nel Camp Butmir, sede del quartiere generale della EUFOR. Dopo aver portato a termine anche questo compito, il nostro team si è diviso e ognuno si è avviato verso il luogo d’impiego a cui è stato assegnato (Area of Operation, AO). La nostra destinazione era la città di Trebinje, che sarebbe stata il nostro luogo di residenza e di lavoro per i sei mesi successivi.

La città di Trebinje si trova nella Republika Srpska, una delle due entità che formano la Bosnia ed Erzegovina, e risulta affascinante per il suo clima mediterraneo, la ricchezza del suo patrimonio culturale, la sua importanza storica e l’ottimo vino che viene prodotto sul suo territorio. La seconda entità è costituita dalla Federazione Bosnia ed Erzegovina, dove è stazionato l’altro LOT svizzero nella città di Mostar. Le due entità sono sorte dall’accordo di pace di Dayton del 1995, che ha siglato la fine della guerra susseguente al crollo della Jugoslavia.

Contatti particolari con la popolazione

In genere, l’impegno della Svizzera nel quadro della EUFOR, modesto quanto a dimensioni del contingente ma comunque costante da 20 anni, ha un impatto minore nella percezione dell’opinione pubblica rispetto al contributo, notevolmente più sostanzioso in termini di personale, a favore della Kosovo Force (KFOR). La EUFOR ALTHEA diretta dall’UE è attiva dal 2004 nella Bosnia ed Erzegovina. In coda alle devastanti guerre in Jugoslavia degli anni 1990, l’obiettivo principale della missione è di salvaguardare la sicurezza nella regione. I suoi sforzi principali sono concentrati sul promovimento della stabilità e dell’aiuto allo sviluppo del Paese in prospettiva di un’integrazione nell’alleanza euro-atlantica. Non da ultimo grazie al contributo della Svizzera nonché alla sua posizione neutrale e imparziale la EUFOR ALTHEA è in grado di operare in zone sensibili della Bosnia ed Erzegovina, fatto molto apprezzato e rispettato dalla popolazione locale.

La popolazione locale ci chiama amorevolmente «Schwajzarski», gli svizzeri. Il contatto unico e particolare con la popolazione, reso possibile grazie all’impiego del team di osservatori svizzeri, è sfociato in numerosi incontri, spontanei o pianificati, molto efficaci con la popolazione indigena. Durante il servizio di pattuglia è un piacere vedere le reazioni della gente che proviene sovente dalla diaspora in Svizzera oppure in Germania, quando vede dei veicoli con targhe svizzere. Le persone ci salutano con la mano e ci sorridono cordialmente per esprimere la loro gratitudine per la nostra presenza nel loro Paese.

Sfide permanenti

Questi incontri positivi sono tuttavia in contrasto con le sfide permanenti con cui è confrontato il Paese. Le tensioni politiche ed etniche in Bosnia ed Erzegovina vengono inasprite da politici populisti che sono sovente più interessati al mantenimento del loro potere piuttosto che alla soluzione dei problemi socioeconomici reali del Paese. In conseguenza all’emigrazione il Paese deve fare i conti con una carenza cronica di personale specializzato in diversi settori, che spaziano dal sanitario all’edilizia. Durante un servizio di pattuglia in un villaggio discosto nei pressi di Trebinje incontriamo una donna anziana che – interpellata in merito ai suoi preparativi per l’inverno – ha affermato: «Non è la legna da ardere che ci manca, quello che ci manca sono le persone». Questo «braindrain» è un tema ricorrente durante gli incontri con titolari di attività e giovani imprenditori, che sottolineano quanto sia difficile trovare manodopera specializzata disposta a lavorare a salari inferiori rispetto a quelli proposti nei Paesi confinanti dell’UE.

Il ruolo della Svizzera all’interno dell’EUFOR assume un’importanza ancora maggiore se si considera che i giovani sono la chiave per il futuro della Bosnia ed Erzegovina. Gli osservatori svizzeri, coadiuvati da interpreti locali, dispensano la «Mine Risk Education» nelle scuole primarie e secondarie della loro area di competenza. L’obiettivo principale di questa iniziativa formativa consiste nel sensibilizzare gli scolari in merito ai rischi legati ai resti di munizioni e alle munizioni inesplose risalenti alle guerre del passato, e di insegnare loro le precauzioni da adottare in caso di simili ritrovamenti. Le interazioni positive con gli scolari assetati di conoscenze facilitano lo scambio di conoscenze pratiche, ciò che permette di aumentare sensibilmente la consapevolezza della generazione più giovane.

Ricapitolando, l’impegno della Svizzera nella missione EUFOR non è mirato alla salvaguardia della sicurezza e della stabilità, bensì alla costruzione di relazioni e fiducia nonché alla ricerca di soluzioni alle sfide locali e a un contributo all’integrazione europea della Bosnia ed Erzegovina nel futuro. L’impegno efficace della Svizzera nel contesto della EUFOR sottolinea l’importanza del promovimento della pace per la stabilità e la sicurezza, nonché come catalizzatore di progressi permanenti in questo Paese pervaso dalle tensioni».