Primi licenziamenti dal servizio d'appoggio
Da oltre un mese le truppe sono attive senza interruzione in modo sussidiario. Gli sviluppi positivi nell'ambito della pandemia da coronavirus offrono ora la possibilità di licenziare dei militari dal servizio d'appoggio. Oltre a licenziamenti individuali, per i quali è necessario comprovare l'importanza dei motivi, presto anche intere unità dovrebbero poter tornare a casa.
Circa un mese fa, nel quadro della mobilitazione, sono stati chiamati in servizio numerosi specialisti provenienti da diversi ambiti dell'esercito. Con grande impegno a livello personale, i militari hanno messo a disposizione della collettività le proprie competenze e capacità. Nel settore sanitario, nelle questioni logistiche o ancora nel campo della sicurezza e della protezione, i soldati e i quadri hanno adempiuto il loro compito sussidiario. Non da ultimo grazie al rispetto delle prescrizioni d'igiene e delle misure ordinate dal Consiglio federale, da Pasqua si assiste a un miglioramento della situazione. Inoltre le richieste provenienti dai Cantoni sono in diminuzione oppure sono state ridotte, come spiega il colonnello SMG Christoph Fehr, responsabile della pianificazione, dello svolgimento e dell'elaborazione successiva di tutte le operazioni presso il Comando Operazioni. Sulla base degli sviluppi attuali, è ora possibile ridurre il numero di militari in servizio d'appoggio. «Cerchiamo di licenziare dal servizio tutti coloro che non sono assolutamente necessari per l'adempimento dei compiti», prosegue Christoph Fehr.
Precedenza alle ragioni imperative
La riduzione dell'effettivo della truppa avverrà in modo graduale. Dapprima è previsto che possano fare rientro al domicilio i militari che sono in grado di dimostrare delle ragioni imperative. Il colonnello SMG Fehr descrive le direttive in proposito: «Quali ragioni imperative sono state definite l'attività professionale in un'azienda importante o rilevante per l'approvvigionamento economico del Paese, l'attività professionale in una ‹microimpresa› oppure l'assunzione di compiti di cura di famigliari». Anche le persone che nelle prossime settimane dovranno sostenere degli esami importanti rientrano in questa categoria. In ogni caso, il singolo militare deve richiedere autonomamente un licenziamento secondo questi termini e presentare una richiesta al suo comandante di compagnia. Quest'ultimo dispone della competenza di verificare le richieste e attuarle di conseguenza. «Il comandante di compagnia conosce il suo personale meglio di chiunque altro ed è quindi in grado di valutare nel miglior modo quali persone si trovano in una situazione d'emergenza», spiega ancora Christoph Fehr.
Disbrigo non burocratico
Di principio si fa il possibile per elaborare velocemente le richieste. «Normalmente l'intero processo dovrebbe durare al massimo due giorni», promette Fehr. Ciò comprende tuttavia anche uno screening medico: «L'esercito manda a casa esclusivamente militari sani». Se in tale contesto dovesse emergere la necessità di svolgere un test per rilevare il coronavirus, prima del licenziamento sarà necessario aspettare il risultato di tale test. I casi che richiedono più tempo dovrebbero tuttavia poter essere licenziati entro una settimana. Nel caso in cui la richiesta di licenziamento dovesse venire respinta, un'eventuale domanda di riesame deve essere indirizzata al rispettivo comandante di battaglione. Da Pasqua sono già stati elaborati circa 250 licenziamenti individuali, afferma Fehr. Entro il 1° maggio si prevede di poter licenziare addirittura intere unità.
Licenziamento con obblighi di prontezza
Affinché a seguito dei licenziamenti non emergano difficoltà nell'adempimento del compito, è possibile che all'interno dei battaglioni o della brigata logistica vengano effettuati dei trasferimenti di personale. Inoltre questi licenziamenti non sono definitivi. «I militari possono rientrare al domicilio con obblighi di prontezza. Se lo sviluppo della pandemia lo rendesse necessario, dovranno rientrare in servizio entro 24 ore dalla chiamata», spiega il colonnello SMG. In tal modo viene garantita la flessibilità, in quanto queste persone sono già state istruite e in caso di bisogno potrebbero essere impiegate immediatamente.
Nonostante il fatto che le richieste di appoggio ricevute dai Cantoni siano continuamente verificate e l'esercito mantenga in servizio d'appoggio solamente il numero di militari necessario, la priorità rimane l'adempimento del compito: appoggiare le autorità civili dove necessario e fornire in tal modo supporto alla popolazione svizzera.
