print preview Ritornare alla pagina precedente Battaglione dell'infrastruttura 1

Il primo team femminile svizzero ad attraversare l'Atlantico

La futura capogruppo della BAC Astrid Schmid ha remato per 3000 miglia, ha sopportato notevoli privazioni e ha vissuto momenti indimenticabili. Dopo 45 giorni, 2 ore e 18 minuti trascorsi sul mare, le quattro ragazze hanno raggiunto il loro traguardo.

28.01.2020 | Comunicazione Difesa, Ruth van der Zypen

Hauptbild_BD_Talisker_Race_SwissOceanDancers_0412
Le Swiss OceanDancers sulla loro barca a remi «Heidi»: dopo 45 giorni, 2 ore e 18 minuti raggiungono il traguardo! Astrid Schmid, Carla Lemm, Sandra Hönig e Tatiana Baltensperger (da sinistra).

Le Swiss OceanDancers hanno vissuto un'avventura estrema: onde imponenti, vento forte, mal di mare, timone rotto, barca rovesciata, mancanza di sonno, delfini e pesci volanti. Tutto questo sulla loro ondeggiante ma indistruttibile barca «Heidi». Per 45 giorni hanno vissuto in uno spazio ristretto, senza doccia, senza cibo fresco e senza notti riposanti. Tuttavia, all'interno del primo team femminile svizzero ad attraversare l'Atlantico, non sono mancati il supporto reciproco e la motivazione. La gara a remi più dura del mondo rappresenta per tutti i partecipanti un'esperienza che porta fino ai propri limiti ma regala contemporaneamente i momenti più belli di tutta la vita.

Accompagnate con professionalità e accolte dai delfini

Le quattro donne sono state accompagnate dalla direzione di gara, che ogni giorno prendeva contatto con loro grazie a un telefono satellitare. Hanno inoltre ricevuto SMS e messaggi vocali di incoraggiamento. L'arrivo al traguardo presso il Nelson's Dockyard di Antigua, nei Caraibi, è stata un'esperienza travolgente sia sul piano fisico se su quello psicologico, dopo 3000 miglia trascorse a vedere solamente onde e cielo. Oltre che dalla direzione di gara, le quattro rematrici sono state accolte poco prima di Antigua anche da un gruppo di delfini che per un lungo periodo hanno nuotato accanto a loro, un avvenimento piuttosto insolito.

Al traguardo dopo 3000 miglia nautiche

Al momento dell'arrivo al Nelson's Dockyard le quattro donne Astrid Schmid, Carla Lemm, Sandra Hönig e Tatiana Baltensperger hanno potuto assaporare un momento atteso da 45 giorni e hanno acceso i flare (fiaccole normalmente utilizzate in caso d'emergenza), esultato e festeggiato. Al molo erano attese da famigliari e fan. Il grande momento è arrivato: dopo oltre un mese su una barca ondeggiante, il primo passo sulla terraferma!

Da «lo rifarei subito» a «mai più»

Alcuni partecipanti all'Atlantic Challenge desiderano iscriversi immediatamente alla prossima gara, altri invece vogliono stare lontani dall'acqua. Sicuramente tutti hanno dimostrato capacità fuori dal comune: pazienza durante la preparazione, coraggio nell'affrontare l'oceano nonché grande resistenza, forza per sopportare le privazioni, spirito di gruppo e contemporaneamente capacità di apprezzare i momenti piacevoli.

Foto

Atlantic Challenge

Informazioni sull’avventura dell’«Atlantic Challenge»

Il team Swiss OceanDancers:

Astrid Schmid; Carla Lemm; Sandra Hönig; Tatiana Aristilde Baltensperger

Percorso: 4800 chilometri, da La Gomera (Canarie) a Nelson’s Dockyard, Antigua (Caraibi)

Durata: 45 giorni, 2 ore e 18 minuti

Piazzamento: 11° tra i team di quattro persone, 20° tra tutti i team

Colpi di remo: circa 1,5 milioni

 

Un team di granatieri svizzeri è pronto per il challenge 2021

Il team Helvetic Waves ha seguito l'Atlantic Challenge 2019 e si sta allenando intensamente per la stessa avventura. Si tratta di un team famigliare composto da tre fratelli e un cugino: Georg Stocker (25), Sebastian Stocker (22), Peider Stocker (17) e Matthias Odermatt (20). Georg e Sebastian fanno parte dei battaglioni di granatieri 20 e 30, Matthias desidera assolvere la scuola reclute a Isone e Peider Stocker ha partecipato al programma Sphair e vuole diventare esploratore paracadutista. «Dal 2017 mi è chiaro di voler partecipare a questa gara», spiega Georg Stocker, studente di scienze ambientali alla ZHAW, che prosegue: «Ritengo che la mia istruzione di granatiere mi abbia fornito gli strumenti necessari: una buona preparazione e capacità di resistenza. Quando qualcosa non va bene, è necessario pensare ad una fase che prima o poi passerà, non arrendersi ma tenere duro!»

Sullo stesso argomento