Impiego dell’ONU nell’Observer Group Golan in Siria: condotta, decisioni, resistenza
In qualità di Chief Observer Group Golan-Damasco dell’UNTSO, il tenente colonnello Thomas Ott è a capo di un team multinazionale impiegato nella tesa zona di confine tra la Siria e Israele. In questa intervista l’ufficiale svizzero racconta della tesa situazione attuale e delle esigenze poste dalla condotta di un team internazionale, spiegando perché questo impiego è importante per lui sia dal punto di vista professionale che personale.
Stefanie Waltenspül, Comunicazione SWISSINT, a colloquio con il tenente colonnello Thomas Ott
Thomas Ott, al momento sta svolgendo un impiego a favore dell’UNTSO in Siria: quali sono i suoi compiti in qualità di Chief Observer Group Golan-Damasco (COGG-D) dell’UNTSO?
In qualità di COGG-D sono responsabile della gestione di un team internazionale di 38 osservatrici e osservatori militari provenienti da 18 nazioni e di una dozzina di collaboratori civili nazionali e internazionali venuti da altri cinque paesi. I miei compiti comprendono: analizzare quotidianamente le relazioni e i rapporti sulla situazione delle 24 ore precedenti, organizzare e moderare briefing giornalieri sull’impiego, guidare i gruppi di pianificazione degli impieghi, contribuire a gruppi di lavoro sulla sicurezza e redigere rapporti per il quartiere generale dell’UNTSO. Inoltre, sono anche responsabile della gestione del personale e delle proposte per l’impiego ulteriore di osservatori militari come ufficiali di stato maggiore e di collegamento. Il mio team è composto dal mio sostituto, un ufficiale addetto al personale, un ufficiale operazioni, un ufficiale allenamento, tre teamleader e dal Chief Mission Support in quanto subordinati diretti.
Come si svolge una sua giornata tipo?
Il programma prevede alle ore 05:30 una sessione mattutina di sport. Poi ha inizio la mia giornata lavorativa con un’analisi dei rapporti sulla situazione della notte precedente e con la preparazione e poi lo svolgimento del morning briefing. Subito dopo guido o prendo parte a task force e gruppi di lavoro, pianifico e coordino nel lungo termine le pattuglie e gli impieghi d’osservazione e redigo rapporti per il quartiere generale dell’UNTSO.
Una parte importante del mio lavoro quotidiano consiste anche nella gestione dei miei collaboratori, che comprende attività come tenere i colloqui con i collaboratori, valutare le qualificazioni, organizzare i perfezionamenti continui specifici all’impiego, promuovere lo spirito di squadra e, compito molto importante, garantire la resistenza permanente.
Nel tempo libero, che al momento trascorro quasi solamente nel campo Faouar, mi aspettano allenamenti con i pesi e partite internazionali di calcio con squadre provenienti da Kazakistan, Nepal, India, Ghana e Uruguay. Inoltre, dedico molto tempo anche alla lettura e in sei mesi ho già finito di leggere 23 libri.
La vita nel campo Faouar si svolge a ritmo serrato e comporta delle restrizioni, come muri spessi e ben protetti, finestre con inferiate come misure precauzionali di sicurezza e sussistenza regolamentata nelle cucine delle caserme del Kazakistan sorvegliate permanentemente da soldati indiani. Per motivi di sicurezza, le attività all’esterno del campo, ad eccezione degli acquisti indispensabili a Damasco, sono ridotte al minimo per via della situazione attuale.
Quali sono le maggiori sfide che deve affrontare?
La sfida principale è vivere e lavorare all’interno del campo, che è molto piccolo e offre quindi poca privacy. A questo si aggiunge poi la situazione di minaccia permanente, soprattutto a seguito del cambio di regime in Siria nel dicembre 2024 e il relativo cambiamento dell’ubicazione dalla nostra sistemazione precedente al campo attuale, che è stato accompagnato da oltre 600 attacchi aerei nelle immediate vicinanze che hanno distrutto i mezzi militari del precedente governo siriano. Recentemente nella notte si sono verificati molti attacchi aerei massicci con aerei da combattimento accompagnati dal rumore di droni proprio nelle immediate vicinanze della nostra ubicazione.
Non è da sottovalutare nemmeno la gestione di un team multinazionale con background culturali, lingue e istruzioni militari differenti. Fornire prestazioni operative permanentemente in queste condizioni è assai impegnativo. Dobbiamo garantire sempre insieme l’occupazione permanente dei nostri posti d’osservazione, così come le attività di pattugliamento, le ispezioni e le verifiche quotidiane, il che rappresenta una sfida in questo contesto così volatile.
Quali sono state le sue prime impressioni del settore d’impiego?
Le prime impressioni che ho avuto sono state influenzate dal cambio di regime dell’8 dicembre 2024 e dalla reazione militare massiccia di Israele nel Golan. Mi hanno colpito e continuano a farlo tutt’oggi anche la situazione di sicurezza molto tesa, l’elevata prontezza all’impiego del team multinazionale, l’enorme varietà e diversità culturali, e soprattutto la professionalità e l’impegno delle osservatrici e degli osservatori militari nonostante le condizioni difficili.
Quale istruzione ha seguito per il suo impiego? Con quali esperienze ha contribuito all’impiego?
L’istruzione militare di base per ufficiali, così come l’istruzione e gli allenamenti per comandanti, che io ho svolto nella brigata meccanizzata 11 e nella divisione territoriale 4, mi hanno preparato in maniera ottimale ad adottare un approccio strutturato, anche rispetto agli eserciti di professionisti. Per il mio impiego ho poi ricevuto un’istruzione intensiva e specifica, l’equipaggiamento necessario e un allenamento alla guida per veicoli con blindatura leggera.
Nel mio lavoro quale capo Operazioni / Pianificazione presso SWISSINT ho già raccolto esperienze nella cooperazione multinazionale, nella gestione delle crisi e nella condotta operativa. Gli impieghi che ho prestato finora all’estero per l’ONU e per la NATO e l’esperienza di condotta che ho maturato nello stato maggiore e nel battaglione mi hanno aiutato a familiarizzare velocemente con la complessa situazione in loco e a fornire da subito le prestazioni necessarie.
Il suo impiego porta un valore aggiunto alla sua carriera o al suo sviluppo personale?
Decisamente. Essere quotidianamente a capo di un team multinazionale e lavorare in un mondo caratterizzato da un’elevata VUCA (Volatility, Uncertainty, Complexity, Ambiguity) mi consente di sviluppare ulteriormente le mie competenze di condotta e le mie capacità interculturali. Il cambio di regime in Siria ha portato ad una temporanea assenza della legge e dell’ordine e, così, ad una situazione estremamente volatile, con combattimenti, attacchi aerei e saccheggi. Anche noi siamo stati confrontati con queste situazioni estreme e affrontarle è stato sia impegnativo che istruttivo. Inoltre, questo impiego è un passo importante per la mia carriera come return on investment per prepararmi a ricoprire altre posizioni presso SWISSINT o in altri elementi dell’Esercito svizzero, oppure al quartiere generale dell’ONU a New York.
C’è un’esperienza che l’ha particolarmente segnata o un momento memorabile nel periodo finora trascorso nell’impiego?
Un’esperienza che mi ha segnato particolarmente è stata il cambiamento di ubicazione al campo Faouar durante il cambio di regime. La reazione professionale e lucida del mio team in questa situazione estrema mi ha profondamente colpito e mi ha dimostrato quanto sono importanti nell’impiego la pianificazione, lo spirito di squadra, la condotta e la revisione dell’azione, compresa anche la messa in pratica diretta degli insegnamenti ricevuti.
Cosa l’ha spinta a prestare questo impiego nel promovimento militare della pace?
In qualità capo Operazioni / Pianificazione presso SWISSINT tengo particolarmente a fornire il buon esempio e ad assumere la responsabilità anche in contesti impegnativi. Mi motiva contribuire ogni giorno alla sicurezza della popolazione locale e al contempo trarre e trasmettere insegnamenti per l’Esercito svizzero, ad esempio nell’ambito delle prestazioni del genio militare.
A chi e perché consiglierebbe questo impiego?
Consiglio questo impiego a tutti gli ufficiali e a tutte le persone che vogliono sviluppare ulteriormente le proprie competenze di condotta in un contesto internazionale e impegnativo e che sono pronte a farsi carico di responsabilità e a fornire prestazioni rigorose in un contesto difficile. Un impiego di questo tipo non offre solo un valore aggiunto enorme a livello personale e professionale, ma contribuisce anche concretamente al promovimento della pace e alla sicurezza in loco, generando, inoltre, un return on investment per la Svizzera e per l’Esercito svizzero.

