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Quando manca la fiducia: gli effetti provocati dal deterioramento della situazione di sicurezza

Che si tratti di Medio Oriente, Kosovo, Mali, Repubblica Democratica del Congo o Sudan, attualmente stiamo assistendo a un deterioramento della situazione di sicurezza in molte aree delle missioni. Per fornire ai nostri Peacekeepers la migliore protezione possibile, monitoriamo la situazione nelle aree operative presso il centro di competenza SWISSINT e il centro di formazione SWISSINT integra le eventuali conseguenze nei corsi di formazione.

15.02.2024 | Testo: colonnello SMG Christoph Fehr, comandante del Centro di competenza SWISSINT

Nella Repubblica Democratica del Congo le proteste che divampano di continuo contro la MONUSCO dimostrano che la popolazione ha perso la fiducia nei confronti della missione dell’ONU. © Keystone
Nella Repubblica Democratica del Congo le proteste che divampano di continuo contro la MONUSCO dimostrano che la popolazione ha perso la fiducia nei confronti della missione dell’ONU. © Keystone

 

Le ragioni del deterioramento della situazione di sicurezza in molte aree di missione sono molteplici. In primo luogo, è una conseguenza del ritorno alla politica di potere e alla formazione di un blocco emergente. Prima dello scoppio della guerra in Ucraina, la comunità internazionale riusciva ad accordarsi su un sistema di valori e, sulla base di questo, a stabilizzare un conflitto. Oggigiorno invece assistiamo alla concorrenza attiva di diversi sistemi di valori anche nelle zone di conflitto. Secondariamente, molti attori regionali o locali sfruttano il fatto che gli Stati Uniti e la Russia siano coinvolti in altri conflitti. In terzo luogo, si tratta di una conseguenza della perdita di fiducia nelle singole missioni, in quanto queste dispongono di risorse insufficienti per adempiere il loro mandato.

Probabilmente ci stiamo dirigendo verso una nuova svolta nel promovimento della pace. È ancora troppo presto per affermare se saremo in grado di superare le lacune riscontrate nelle operazioni multidimensionali o se assisteremo, con grande probabilità, a mandati ridotti come ai tempi della Guerra fredda. Tuttavia, intravvediamo una costante per il successo di tutte le missioni, e sarà così anche in futuro: la fiducia. Come ha scritto il Segretario generale dell’ONU António Guterres, «La fiducia è la colonna portante della sicurezza collettiva. Se manca la fiducia, gli Stati danno libero sfogo al loro istinto primordiale di garantire autonomamente la sicurezza, cosa che determina una maggiore insicurezza per tutti». 1

Maggiore difficoltà nell’esercizio del mandato

Questa mancanza di fiducia è sempre più palpabile nei confronti dell’ONU e delle sue missioni, con i governi che intralciano di proposito l’attività di una missione: Nella MINUSMA, il ritiro richiesto è stato attivamente ostacolato; nella UNMOGIP i visti necessari per i peacekeeper non vengono rilasciati o vengono rilasciati solo con notevole ritardo; nella UNMISS e nella MINURSO viene impedita l’importazione di oggetti d’equipaggiamento come i telefoni satellitari.

In particolare nel continente africano, ma attualmente anche nel conflitto tra Israele e Hamas, stiamo riscontrando un aumento di campagne d’informazione che complicano la nostra open source intelligence (OSINT). Inoltre, riconosciamo sempre più interdipendenze tra le aree delle missioni e gli Stati confinanti, ragion per cui abbiamo dovuto rivolgere la nostra attenzione anche ai Paesi limitrofi. Questa crescente interdipendenza è stata riscontrata anche dal Segretario generale dell’ONU, secondo cui «Nemmeno i confini più sicuri sono in grado di arrestare le conseguenze del riscaldamento climatico, le attività dei gruppi criminali o dei terroristi, o ancora la diffusione di virus letali. Le minacce transnazionali si rafforzano a vicenda e trascendono le possibilità di un singolo Stato di affrontarle». 2

Gli effetti della situazione di sicurezza sui peacekeeper

Come possiamo garantire la sicurezza dei nostri peacekeeper in questo contesto in continuo cambiamento? Lo stato maggiore del Centro di competenza SWISSINT monitora costantemente la situazione nei settori d’impiego, sulla base della quale il Centro d’istruzione (CI) SWISSINT elabora i contenuti per l’istruzione. Oltre ai rapporti sulla situazione, che si tengono due volte alla settimana, i rappresentanti del CI partecipano anche ai debriefing dei peacekeeper rientrati in Svizzera; anche in questo caso, la necessità d’intervento individuata confluisce nell’istruzione. Finora non era stato necessario apportare grossi cambiamenti nell’istruzione certificata dall’ONU per gli osservatori militari (SUNMOC), tuttavia sono stati modificati gli scenari di esercitazione per tutti i corsi, è stata intensificata l’istruzione sanitaria e tutti i militari di ritorno dalla missione, e che hanno vissuto sulla propria pelle questa nuova situazione, sono stati integrati nell’istruzione.

La fiducia è essenziale

Il deterioramento della situazione di sicurezza ha comportato anche la rielaborazione di pianificazioni previsionali e dei piani di evacuazione di tutte le missioni sulla base, per esempio, degli insegnamenti tratti dagli eventi del 2022 a Goma (Repubblica Democratica del Congo) e del 2023 a Khartum (Sudan). In questo modo siamo in grado di continuare a garantire il contributo dell’Esercito svizzero al promovimento della pace, ritenuto di fondamentale importanza dal Segretario generale dell’ONU per ricostituire la fiducia tra gli Stati. Ma questa fiducia nelle missioni e nell’ONU deve essere innanzitutto radicata. «Il requisito essenziale è l’imparzialità, che può essere raggiunta soltanto se gli Stati membri dell’ONU rispettano il carattere internazionale del Segretariato delle Nazioni Unite, senza cercare di influenzarlo. L’imparzialità del Segretariato (e delle missioni) è e rimane il più grande asso nella manica e deve essere difesa con tutti i mezzi». 3


1 Our Common Agenda Policy Brief 9: A New Agenda for Peace, United Nations, July 2023, page 8
2 Ibid., page 4
3 Ibid., page 14


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