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La digitalizzazione dell'esercito in tre fasi

Attualmente si parla e si scrive molto sulla digitalizzazione, non solo nell’esercito. Secondo la visione dell’Aggruppamento Difesa, nel 2030 l’esercito sarà agile e digitale. Ai nostri collaboratori però stiamo spiegando troppo poco che cosa intendiamo con «digitalizzazione»: secondo la mia concezione della digitalizzazione, è necessario attraversare tre livelli per arrivare a sfruttare appieno il potenziale digitale. È sempre più evidente che la digitalizzazione va oltre i semplici «gadget» o l’informatica. La digitalizzazione è parte del business e comincia dall’alto.

27.09.2021 | Comandante di corpo Thomas Süssli, Capo dell'esercito

©VBS/DDPS

Il primo livello consiste nella digitalizzazione dei processi esistenti. Questa fase non sembra molto rivoluzionaria e sarebbe dovuta avvenire già 20 anni fa. Eppure continuo a essere sbalordito da tutta la carta che maneggiamo e da quanto poco sfruttiamo il potenziale di ottimizzazione dei processi man mano che digitalizziamo. Digitalizzare processi di scarsa qualità, infatti, conduce a processi digitali di scarsa qualità. Per portare avanti la digitalizzazione della milizia, un team a me direttamente subordinato sostiene l’attuazione delle idee provenienti dall’organizzazione. In questo contesto sono già operative alcune applicazioni valide. Dal primo livello risulta chiaro: la digitalizzazione non rientra nell’ambito dell’informatica, ma in quello del business.

Il secondo livello della digitalizzazione per me coincide con l’«integrazione». Questa fase è particolarmente impegnativa e consiste nell’integrare le informazioni ottenute dai vari processi digitalizzati per ricavarne nuove conoscenze. A tal fine è necessario abbattere i silos e costruire piattaforme integrate orizzontalmente. Queste conoscenze generano un valore aggiunto diretto, perché ci offrono nuovi insegnamenti sulle nostre attività.

Nel contesto militare, il secondo livello consiste nell’integrazione delle informazioni raccolte dai sensori di tutte le sfere operative, vale a dire dal suolo, dallo spazio aereo, dallo spazio cosmico, dallo spazio elettromagnetico e dal ciberspazio. Con l’integrazione conseguiamo la supremazia nell'ambito delle informazioni nel nostro proprio spazio.

Questo secondo livello necessita l’elaborazione di enormi quantità di dati in un breve lasso di tempo. Soltanto con big data e algoritmi – in particolare con il riconoscimento di modelli mediante l’intelligenza artificiale – catturiamo le informazioni rilevanti nella foresta delle informazioni.

Il terzo livello ci permette di riconsiderare le nostre attività grazie alle nuove conoscenze acquisite. Il passo da compiere per raggiungere questo livello è particolarmente grande, ci avviciniamo all’altezza di un quarto livello. Nelle applicazioni militari vogliamo poter usare gli effettori in modo più rapido e preciso grazie alle conoscenze sulle possibilità dell’avversario. Allo stesso modo, amazon.com in futuro intende inviarci libri che avremmo comunque comprato. Naturalmente nelle applicazioni militari svizzere saranno ancora gli esseri umani a «premere il bottone».

La tecnologia digitale si sta sviluppando in modo esponenziale e condivido l’idea che si tratti di una vera e propria quarta rivoluzione industriale. L'esercito deve cogliere le opportunità contenendo il più possibile i rischi. In quest’ottica, con i nuovi centri di calcolo e con la rete di condotta Svizzera, stiamo creando una base solida e altamente sicura per la digitalizzazione. Il nuovo Cyber Fusion Center protegge il nostro sistema nervoso digitale.

La digitalizzazione in fin dei conti è una questione di cultura: ci vuole coraggio per seguire nuove strade digitali. Devono essere consentiti gli errori per rialzarsi velocemente e trarne i dovuti insegnamenti. Con il nostro esercito di milizia abbiamo potenzialmente 140 000 fonti d’idee innovative. Cerchiamo, nella milizia e nell’amministrazione militare, di creare un ambiente in cui poter utilizzare questo potenziale.