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Più frequenze per l’esercito in caso di evento reale

Affinché la comunicazione mobile senza filo funzioni, occorrono delle frequenze. Questa risorsa limitata viene sfruttata in misura crescente e diventa sempre più scarsa, anche per l’Esercito svizzero. Con una modifica di legge si vuole ovviare a questa ristrettezza in caso di evento reale e disciplinare diversamente l’impiego di emittenti di disturbo.

26.02.2021 | Comunicazione Difesa, Lorena Castelberg

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In caso di evento reale il Consiglio federale può mettere a disposizione dell’esercito delle frequenze supplementari. © VBS/DDPS, Thomas Cunz

Lo spettro di frequenze è limitato e non è ampliabile. Perciò gli utenti civili e militari devono suddividere le frequenze tra di loro: onde direttive, rete mobile, radiocomunicazione aeronautica. Ogni mezzo di trasmissione senza filo come per esempio l’autoradio, il WLAN domestico o il cellulare funziona su una determinata frequenza. In base allo sviluppo tecnologico il fabbisogno cresce costantemente e la società, in particolare le aziende civili, occupano sempre più frequenze per le proprie esigenze. Ne consegue una diminuzione costante delle frequenze di cui l’esercito può disporre.

In caso d’emergenza a favore dell’esercito

Con la sezione Gestione delle frequenze la Base d’aiuto alla condotta (BAC) dispone di un’unità organizzativa centrale che garantisce il necessario spettro delle frequenze destinate ai sistemi militari. Dal 1° gennaio 2021 in caso di chiamata in servizio di truppe il Consiglio federale può mettere a disposizione frequenze supplementari per la comunicazione senza filo dell’esercito. In altre parole il Consiglio federale può dare la priorità all’esercito autorizzando frequenze aggiuntive nel caso in cui quest’ultimo non fosse in grado di adempiere il proprio compito senza tali frequenze. Il Consiglio federale procede a una ponderazione degli interessi: è legittimo togliere capacità alla società civile nel settore d’impiego a favore dell’esercito? In caso affermativo, la modifica della legge permette all’esercito un utilizzo limitato in termini di spazio e di tempo di frequenze civili, per esempio di Sunrise o Swisscom, che dovrebbero a loro volta cederle temporaneamente all’esercito. «Ma l’attuazione di questa modifica di legge allo stato attuale non è ancora possibile né sul piano tecnico né su quello delle procedure», spiega Simon Schneider, capo Gestione delle frequenze. Ciò è dovuto al fatto che la maggior parte dei sistemi attuali dell’esercito tecnicamente può far uso di gamme di frequenza supplementari soltanto in misura limitata, a condizione che ciò sia possibile.

Efficienza non è sinonimo di robustezza

Nell’ambito della modifica di legge entrata in vigore il 1° gennaio 2021, l’esercito è ora tenuto ad avvalersi di una legittimazione giuridica per poter impiegare, in caso di necessità, emittenti di disturbo a scopo d’esercizio, per proteggersi dalle intercettazioni o per l’autoprotezione. L’esigenza di un disciplinamento legale in tal senso è aumentata negli ultimi due anni, ma finora mancavano le basi e i mezzi necessari. «Le scarse risorse e il progresso tecnologico sono un tema discusso in permanenza nella sezione Gestione delle frequenze», puntualizza Simon Schneider. Con la modifica di legge relativa alla scarsità di frequenze perlomeno si dispone di un’opzione in caso di evento reale. Ma anche nella situazione normale le frequenze diventano sempre più scarse. Nuovi campi d’applicazione nell’esercito quali per esempio la difesa da minidroni o la conduzione di veicoli semoventi richiedono un collocamento nello spettro di frequenze già fortemente sollecitato. La gestione delle frequenze è e rimane una sfida a cui far fronte.