print preview Ritornare alla pagina precedente Pagina iniziale

Mano nella mano contro l'epidemia

Su molti fronti, l'esercito e le organizzazioni a luci blu hanno combattuto fianco a fianco durante la crisi di Coronavirus. Ancora una volta si è dimostrata l'importanza di processi e allenamenti comuni. A terra e in aria, hanno contribuito ad attenuare i danni che il Covid-19 causava alla popolazione. Tutti i settori dell'esercito sono stati ingaggiati.

28.09.2020 | Comunicazione Difesa, Fahrettin Calislar

013_7129_187_TdM_web_16x10_i
Le organizzazioni a luci blu e l'esercito hanno combattuto spalla a spalla in tutta la Svizzera contro la pandemia di Coronavirus. (Foto: VBS/DDPS, Alexander Kühni)

Durante la crisi di coronavirus, militari, samaritani e agenti di polizia hanno lavorato fianco a fianco. Le autorità civili avevano chiesto assistenza all'esercito quando i loro mezzi non erano più sufficienti. L'esercito ha sostenuto il Corpo delle guardie di confine, i corpi di polizia cantonale e i servizi sanitari. In questo modo ha garantito durabilità nell'impiego delle organizzazioni a luci blu; ad esempio, quando le strutture ospedaliere erano vicine al collasso a fronte di reali o potenziali malati.

Indispensabile nel sistema sanitario

Le reclute della scuola sanitaria di Airolo sono entrate in azione - in Ticino, nel cantone che è stato il primo e il più gravemente colpito dalla pandemia. Un impiego rafforzato anche dalla compagnia d'intervento logistico 204 e dalla compagnia sanitaria 2. I soldati del battaglione d'ospedale (bat osp) 66 hanno poi dato una mano all'ospedale Bruderholz di Basilea inferiore. I camerati del bat osp 75 hanno assicurato che il vecchio reparto dell'ospedale di Frauenfeld venisse trasformato come clinica per il coronavirus. Il bat osp 5 ha sostenuto diversi ospedali nella lotta contro la malattia, con particolare attenzione alla Svizzera centrale. E il battaglione romando 2 ha ripartito le sue forze in tutta la Svizzera francese per sostenere ospedali e personale infermieristico. 

I militari del battaglione logistico sanitario 81 con gli equipaggi di elicotteri delle Forze aeree, hanno fatto in modo che le attrezzature respiratorie giungessero subito negli ospedali.

Ingaggiati anche nella protezione delle frontiere

Le guardie di frontiera e la polizia erano impegnate a far rispettare le restrizioni all'ingresso in Svizzera. Senza l'esercito, il compito non sarebbe stato possibile. Ma anche qui le autorità civili hanno potuto beneficiare della solida competenza della polizia militare e della fanteria, che, insieme ai loro camerati delle guardie di frontiera e della polizia, si trovavano al confine nazionale e hanno contribuito a fermare la diffusione del virus.

Infine, va sottolineata la stretta collaborazione tra l'esercito e la protezione civile, manifestatasi presso il Labor Spiez, dove gli specialisti di laboratorio del battaglione di difesa NBC 1 hanno assistito gli esperti civili, ad esempio nel potenziamento delle capacità di analisi sui test al coronavirus.

Feedback positivi dei partner

I partner civili hanno soprattutto apprezzato l'alto livello di preparazione dei loro camerati in uniforme. I battaglioni d'ospedale hanno messo in pratica ciò che da anni regolarmente allenano nei corsi di ripetizione: una intensa e stretta collaborazione con i team di cura - fino al lavoro all'interno dei reparti di cure intensive, dove di fatto si è svolta la vera guerra contro il virus.

Agli aiutanti in uniforme è stata espressa parecchia riconoscenza. Il governo cantonale di Glarona a metà maggio ha congedato 45 soldati con tutti gli onori dal servizio militare. Per un mese e mezzo e per un totale di 1200 giorni di servizio, i soldati hanno guidato autoambulanze, effettuato test antivirus, appoggiato il personale ospedaliero, risposto alla hotline ed hanno cucinato per la protezione civile. Secondo il direttore dell'ospedale cantonale Markus Hauser, già solo la presenza dei soldati «nell'incertezza iniziale della pandemia, è stata fonte di rassicurazione».

Il 4 di giugno sono inoltre stati congedati i 50 soldati sanitari in ferma continuata, dislocati negli ospedali ticinesi dal mese di marzo. Anche il Consiglio di Stato ticinese ha conferito loro una speciale riconoscenza.

Cifre e fatti relativi all'impiego dell'esercito

Il 16 marzo, all'inizio della crisi di coronavirus, il Consiglio federale aveva deciso di impiegare fino a 8'000 soldati e quadri nel servizio d'appoggio dell'esercito. In totale, l'esercito ha ricevuto circa 375 richieste di assistenza da parte di autorità civili, in particolare dal settore sanitario. Per farvi fronte l'esercito ha ingaggiato fino a 5'000 soldati. Da aprile in poi, l'esercito ha ridimensionato il suo coinvolgimento, in seguito concluso.

Il Capo dell'esercito ringrazia i militari coinvolti per il loro impegno contro il Covid-19.

Foto

Sullo stesso argomento

Impiegati laddove c'è bisogno di noi