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Il promovimento internazionale della pace ai tempi del COVID-19

Gli impieghi di promovimento della pace dell'Esercito svizzero proseguono nonostante la pandemia mondiale di coronavirus. Anche e soprattutto in questo periodo i soldati svizzeri forniscono un importante contributo alla stabilizzazione sul posto. Alcune delle ubicazioni d'impiego sono situate in zone a rischio per quanto concerne il coronavirus, ad esempio il Kosovo dove è impiegata la SWISSCOY. L'esercito presta quindi particolare attenzione al fatto che i militari non portino con sé il virus al loro rientro in Svizzera.

14.08.2020 | Comunicazione SWISSINT

Nella SWISSCOY sono in vigore severe misure d'igiene, per esempio l'obbligo di indossare una mascherina.
Nella SWISSCOY sono in vigore severe misure d'igiene, per esempio l'obbligo di indossare una mascherina. (Foto: VBS/DDPS, SWISSINT)

Ogni Nazione in cui prestano servizio dei peacekeeper svizzeri ha emanato negli ultimi mesi diverse misure quali chiusure di aeroporti o restrizioni d'entrata. A queste si aggiungono ulteriori restrizioni e condizioni specifiche nelle 14 missioni che vedono la partecipazione della Svizzera. Ci si trova dunque ad operare in un contesto molto complesso che richiede un monitoraggio e una valutazione della situazione permanenti da parte del Centro di competenza SWISSINT a Stans-Oberdorf. Proprio in situazioni straordinarie come quella del COVID-19 è importante che le missioni continuino ad operare e rimangano presenti sul posto quali fattori di stabilità e supporto. Per questo motivo, anche ai tempi del coronavirus le missioni come quella della SWISSCOY in Kosovo non possono essere semplicemente interrotte. Per poter garantire l'adempimento dei compiti anche nella situazione attuale, sono richieste soluzioni diverse a seconda della missione e della Nazione.

Regolamentazione speciale per la SWISSCOY e ora anche per l'EUFOR

Con 165 militari, la SWISSCOY in Kosovo rappresenta il maggiore contributo svizzero al promovimento internazionale della pace. Come tutti gli altri peacekeeper, anche i militari della SWISSCOY hanno diritto a delle vacanze durante l'impiego. Con le disposizioni in materia di quarantena attualmente in vigore, ciò significherebbe che per trascorrere due settimane di vacanza i militari dovrebbero rispettare una quarantena quasi altrettanto lunga e mancherebbero quindi dal settore d'impiego per circa quattro settimane. In una tale situazione, la missione KFOR non potrebbe più garantire le prestazioni assicurate.

Per tale motivo, d'intesa con l'UFSP, il medico in capo dell'esercito ha emanato una regolamentazione speciale. Prima di tornare in Svizzera, i militari della SWISSCOY devono rispettare un divieto di contatto con la popolazione civile di cinque giorni. In seguito rientrano in Svizzera con i normali voli di rifornimento dell'esercito e vengono portati a Stans-Oberdorf, l'ubicazione del Centro di competenza SWISSINT. Ognuno viene sottoposto al test del coronavirus e in caso di risultato negativo è possibile tornare al proprio domicilio. In caso contrario la persona interessata trascorre il periodo d'isolamento in un'installazione militare.

Venerdì pomeriggio (14 agosto 2020) il medico in capo dell'esercito ha ampliato questa regolamentazione speciale ai militari svizzeri della missione EUFOR in Bosnia e Erzegovina, per i quali valgono ora le stesse disposizioni e le stesse procedure dei membri della SWISSCOY.

Questo procedimento permette di garantire che la popolazione svizzera sia protetta e contemporaneamente che l'adempimento dei compiti nel luogo d'impiego non venga limitato. Grazie al divieto di contatto di cinque giorni è possibile garantire che un eventuale periodo d'incubazione del virus sia già trascorso al momento del test COVID-19 subito dopo l'arrivo in Svizzera e quindi la malattia verrebbe rilevata dal test stesso.

In impiego in tutto il mondo

I militari svizzeri non sono impiegati solamente in Kosovo ma anche in altre Nazioni che rientrano nella lista dei Paesi a rischio. Per esempio dei peacekeeper svizzeri operano in Israele (missione UNTSO) e negli Stati Uniti (New York, Quartiere generale dell'ONU). Per i militari che rientrano in Svizzera da queste Nazioni, ad eccezione appunto del Kosovo, vale l'obbligo di quarantena di 10 giorni emanato dall'UFSP. Anche in questo caso si procede a una costante analisi e valutazione della situazione e dei piani di protezione delle rispettive missioni. È quindi possibile che in futuro verranno emanate ulteriori regolamentazioni speciali, sempre con l'obiettivo principale di garantire anche la protezione della popolazione svizzera.

Nella SWISSCOY sono in vigore severe misure d'igiene, per esempio l'obbligo di indossare una mascherina.
Nella SWISSCOY sono in vigore severe misure d'igiene, per esempio l'obbligo di indossare una mascherina.
© VBS/DDPS

Il Centro di competenza SWISSINT

Attualmente l'Esercito svizzero è impegnato nello svolgimento del terzo compito, il «promovimento della pace», in 18 Paesi con 14 missioni e circa 250 militari. Il Centro di competenza SWISSINT, in veste di comando nazionale di condotta dell’impiego, è responsabile della realizzazione a livello operativo del compito dell’esercito «promovimento della pace». La concretizzazione del compito dell’esercito «promovimento della pace» comprende il reclutamento, la gestione del personale, la logistica, la pianificazione e gestione finanziaria nonché l’istruzione specifica all’impiego, la condotta nazionale durante gli impieghi, l’analisi di questi ultimi e le relazioni pubbliche. Ulteriori informazioni sono disponibili al sito

www.peace-support.ch