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L'unione fa la forza

In risposta alle molteplici e complesse sfide poste dalla digitalizzazione, la Base di aiuto alla condotta dell'esercito (BAC) e armasuisse hanno incontrato partner nell'ambito dell'industria e dell'amministrazione in occasione di una giornata di scambio a metà ottobre. Le presentazioni hanno fornito una panoramica delle innovazioni e dei pericoli in campo tecnologico. Ne è risultata una certezza: la collaborazione tra i partner è essenziale per affrontare le attuali ciberminacce.

25.10.2019 | Comunicazione Difesa, Anthony Favre

Prima di dare la parola ai vari relatori, il divisionario Thomas Süssli, comandante della BAC, ha illustrato le sfide e le esigenze dell'esercito nell'ambito della digitalizzazione.

Il progresso tecnologico non è mai stato così rapido come ora e la digitalizzazione si è insinuata in tutti gli ambiti della nostra vita. Dal 2016 il numero di dispositivi collegati in tutto il mondo ha addirittura superato il numero di esseri umani. Ma quali sono le esigenze dell'esercito in termini di digitalizzazione? Quali innovazioni potrebbero essergli utili? Quali sono i rischi? Come garantire la cibersicurezza nel contesto di un progresso tecnologico galoppante? Tali domande sono state al centro delle presentazioni in occasione della giornata di scambio della BAC. Organizzata per il terzo anno consecutivo in collaborazione con armasuisse, questa giornata ha riunito un centinaio di specialisti provenienti dall'esercito e dall'amministrazione come pure da aziende e startup nel campo della digitalizzazione e della cibersicurezza.
 
Un potenziale enorme per l'esercito
 
«In materia di digitalizzazione, l'esercito ha ancora molta strada da fare», ha ammesso il divisionario Thomas Süssli, comandante della BAC, nella sua introduzione. Ha anche ricordato che la cibernetica è una dimensione supplementare che rende la situazione più difficile e ancora più pericolosa. I ciberattacchi si moltiplicano e non conoscono limiti.
 
Successivamente, in brevi presentazioni di cinque minuti, 20 relatori hanno illustrato le loro attività, le possibili opportunità per l'esercito e i rischi esistenti. I temi trattati riguardavano l'intelligenza artificiale, il riconoscimento facciale, le tecniche di cifratura, i nuovi metodi di autenticazione, ma anche la prevenzione e l'individuazione dello spionaggio e dei ciberattacchi. Al termine delle presentazioni, i partecipanti hanno fatto tesoro di una moltitudine di innovazioni e nuove idee.
 
Hanno inoltre potuto assistere a una presentazione di Vincent Lenders, capo del nuovo Campus ciberdifesa (Campus CYD) inaugurato nel 2019. Responsabile, tra l'altro, di anticipare i progressi e le minacce in materia di ciberdifesa e di promuovere la ricerca, il campus è la piattaforma di collegamento tra il DDPS, l'industria e il mondo accademico.
 
L'unione fa la forza
 
Mentre le tecniche e le soluzioni proposte erano numerose e varie, l'obiettivo comune era lo stesso: rispondere alle sfide in materia di sicurezza poste dal rapido progresso tecnologico attuale. Resta tuttavia difficile definire strategie a medio e a lungo termine, data la rapidità degli sviluppi tecnologici e la necessità di adattarvisi di continuo. «Non ci riusciremo da soli, ma in collaborazione con l'industria, le startup, le scuole universitarie e l'amministrazione», ha dichiarato il divisionario Süssli, prima di concludere: «Di fronte alle ciberminacce, lo scambio di informazioni e la rete sono la soluzione migliore».

 

 

Vincent Lenders di armasuisse ha presentato le missioni e gli obiettivi del Campus ciberdifesa.