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Diversity: «Come tutti sanno la società è tutt'altro che uniforme»

Quale comunità di intenti l'esercito è la maggiore società delle diversità in Svizzera. Anche i vertici dell'esercito si adoperano per quanto possibile ai fini dell'integrazione di tutti i cittadini che vogliono prestare servizio. Da aprile 2019 anche un apposito servizio si occupa delle questioni concernenti individui transessuali. Un colloquio in merito alla diversità nell'esercito con la donna transgender tenente colonnello SMG Christine Hug e con il colonnello André Güss, capo del gruppo di lavoro «Diversity Esercito svizzero».

03.09.2019 | Comunicazione Difesa, Christoph R. Schelhammer

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La donna transgender Christine Hug e il capo del gruppo di lavoro «Diversity Esercito svizzero» André Güss a colloquio. (Foto: Jonas Kambli, DDPS/CME)

Le religioni, le lingue, gli usi e i costumi, la massa corporea come pure la sessualità sono caratteristiche inconfondibili di ogni singolo individuo. Non esiste alcuna omogeneità in una società, la diversità è grande. Non appena questa diversità viene stretta in un corsetto, come avviene nella «comunità imposta» dell'esercito, possono sorgere dei conflitti. I responsabili dell'esercito sono consapevoli di questo fatto e hanno lanciato delle misure. Dal vegano al transgender, a tutti dev'essere data la possibilità di prestare servizio militare. A tale riguardo l'Esercito svizzero non soltanto deve rappresentare la collettività, ma anche sfruttare l'opportunità di essere all'avanguardia nella società, come afferma la donna transgender tenente colonnello SMG Christine Hug illustrando le sue aspettative nei confronti dell'Esercito svizzero.

Christine Hug, in quanto persona direttamente interessata come ha vissuto l'atteggiamento dell'Esercito svizzero nei confronti della diversità?

In precedenza ho riflettuto a lungo sul mio coming out, anche se in fondo le condizioni quadro giuridiche già esistono. Tuttavia persisteva in me un'incertezza, ovvero se avrei potuto continuare a esercitare la mia professione e come sarebbe stata l'accettazione nella vita di tutti i giorni. In fondo si dice che l'esercito sia piuttosto legato ai valori e agli atteggiamenti conservatori in senso classico. Ma si tratta di un pregiudizio, come ho potuto constatare.

Ho avuto la fortuna che per il mio superiore diretto (NdR: brigadiere Fridolin Keller, capo di stato maggiore CEs) la tematica transgender non fosse del tutto nuova. Era infatti comandante presso SWISSINT quando la prima donna transgender ha prestato servizio nell'Esercito svizzero (NdR: nel 2014 la donna transgender Claudia Sabine Meier ha prestato servizio per la Swisscoy in Kosovo). Naturalmente questo mi ha reso più facile cercare il dialogo con lui. Sono rimasta piacevolmente sorpresa anche dall'apertura e dall'accettazione che mi hanno dimostrato il capo dell'esercito e il capo del personale. I rapporti con il mio datore di lavoro hanno soddisfatto le mie migliori aspettative.

Quello che inoltre mi ha colpito molto sono stati i riscontri perlopiù positivi e solidali da parte di moltissimi colleghi di lavoro. Naturalmente nell'uno o nell'altro ho suscitato una certa insicurezza, ma in generale sono stata accolta e accettata molto apertamente, sia nell'ambiente militare che in quello privato.

Che cosa comporta la diversità sociale per l'esercito?

Hug: L'Esercito svizzero rappresenta una parte considerevole della nostra diversità sociale, ma non coincide in nessun caso esattamente con tutte le condizioni sociali – da un lato con una quota inferiore all'uno percento le donne sono drasticamente sottorappresentate e, dall'altro lato, lo spaccato non comprende tutte quelle persone che non hanno punti di contatto con l'esercito perché, ad esempio, sono inabili al servizio. Ciononostante l'Esercito svizzero rappresenta la ricchezza di sfaccettature della nostra società liberale, e un esercito di milizia deve assimilare e riflettere questa diversità.

Güss: Come tutti sanno la società è tutt'altro che uniforme. Naturalmente questo vale anche per l'esercito, che è un riflesso della collettività. La diversità è la caratteristica principale della vita, della cultura e della natura. L'Esercito svizzero è una «comunità imposta», infatti nell'istruzione di base vengono riuniti giovani provenienti da tutti gli angoli della Svizzera, da diverse regioni linguistiche e strati sociali e inoltre appartenenti a diverse comunità religiose. Sono corpulenti, sono magri, alti e bassi. Gli unici due elementi demografici che li collegano sono la nazionalità e l'età. Ciò vale nella maggior parte dei casi anche per i superiori. E qui si nascondono anche i pericoli.

In che cosa consistono questi pericoli?

Güss: Il comportamento dell'individuo è sempre legato alla sua personalità, plasmata anche dall'ambiente familiare, dall'educazione e dalla formazione. Quando i membri di una comunità imposta devono stare insieme 24 ore al giorno, non hanno quasi più privacy, vengono sollecitati a livello fisico, alla fine della giornata sono stanchi e sfiancati, questa comunità si rivela in forme e modelli di comportamento molto semplici e indifferenziati. Poi purtroppo i guai non possono essere completamente esclusi. Questo è il terreno fertile su cui prosperano i conflitti. In altre condizioni la situazione non si inasprirebbe, e a posteriori si sarebbe potuto reagire diversamente. Dobbiamo promuovere questa presa di coscienza tramite un'istruzione mirata della truppa. Infatti il nostro obiettivo è che non si ripetano gli errori che sono stati commessi sia dai giovani militari di milizia sia anche dai militari di professione nel loro ambiente di lavoro.

Hug: A volte sono le piccole cose che portano a un'escalation in una tale comunità imposta. Se nelle condizioni descritte i nervi sono tesi e il contesto è sconosciuto a qualcuno, il potenziale di conflitto è assai elevato. Tuttavia non spiegherei questi conflitti con un sovraccarico di impegni, ma piuttosto con una mancanza di esperienza e come conseguenza dell'ambiente da cui si proviene. Alcuni vengono debitamente informati nella propria famiglia, altri si confrontano con una tematica che non è conosciuta o accettata nel loro ambiente. Anche l'insicurezza riveste un'importanza centrale, non soltanto in ambito militare, ma nell'intera società.

Quanto è importante per l'esercito l'apertura mentale riguardo all'appartenenza sessuale?

Hug: In fondo nell'esercito è come in tutti gli altri ambiti: la questione dell'appartenenza all'uno o all'altro sesso non deve avere alcuna importanza finché il compito può essere adempiuto. Deve essere sempre una questione di compito e di andamento del servizio e non di singola persona. Altrimenti si tratterebbe sicuramente di discriminazione. Inoltre una rigida procedura di esclusione comporterebbe per l'Esercito svizzero la perdita di troppe forze valide di cui nel contesto attuale ha urgente bisogno. Se non sussistono ragioni mediche che lo impediscano, raccomando a chiunque voglia prestare servizio militare di farlo. Dobbiamo fare affidamento sulla diversità.

Quando è emerso per la prima volta nell'esercito il tema della «diversity»?

Güss: Il capo dell'esercito ha affrontato per la prima volta il tema della diversità nel 2008 con l'intenzione di offrire a un'ampia fascia della popolazione l'opportunità di prestare servizio militare. Sebbene gli ostacoli siano stati eliminati, in assenza di un adeguato concetto d'istruzione che attraversa tutti i livelli come un filo rosso, tali rivendicazioni non sono riuscite a farsi largo laddove ha effettivamente luogo una coesistenza in una comunità imposta. Tale circostanza ha indotto l'attuale capo dell'esercito Philippe Rebord ad affrontare nuovamente la tematica della «diversity», affinché nell'istruzione dei futuri quadri possa avere luogo un'adeguata sensibilizzazione e possa essere instaurato in modo inequivocabile un atteggiamento uniforme nei confronti della diversità.

A che punto si trova oggi l'esercito nell'ambito della diversità?

Güss: Stiamo perseguendo una duplice strategia: da un lato esiste il Case Management, che ha lo scopo di trovare soluzioni ai problemi; dall'altro lato il Diversity Management che comprende l'istruzione complessiva a livello di truppa e di quadri – dalla giornata informativa attra-verso il reclutamento fino al corso della vita di ogni militare. A tale scopo creiamo un concetto d'istruzione che poi viene introdotto a cascata. Inoltre da aprile 2019 presso il Personale dell'esercito lavora la specialista «Diversity Esercito svizzero», che si occupa di questa gamma di temi svolgendo un ruolo di tramite e di cardine.

Quali sono i limiti dell'individualizzazione nell'esercito?

Güss: Se una persona non può più essere integrata nell'andamento generale del servizio, raggiungiamo i nostri limiti; dopotutto non bisogna dimenticare che l'istruzione militare è rivolta a situazioni estreme. Tuttavia una generalizzazione sarebbe il metodo sbagliato per dichiarare qualcuno inabile al servizio. La relativa situazione dev'essere sempre considerata individualmente e spesso un compromesso aiuta a eliminare i vincoli esterni.

Hug: A partire dal momento in cui una comunità è disturbata dagli interessi individuali a tal punto da essere messa in discussione o da non essere più messa in condizione di raggiungere i propri obiettivi, occorre tracciare la linea di demarcazione. L'adempimento del compito dell'Esercito svizzero secondo la Costituzione federale deve essere sempre garantito.

Quali rapporti con i partner interni vengono mantenuti nell'ambito transgender e quali rappresentanti di interessi esterni vengono coinvolti?

Güss: Oltre al gruppo di esperti, il settore Personale costituisce per noi un'ancora preziosa. L'Assistenza spirituale dell'esercito, il Servizio psicopedagogico e il Servizio sociale sono partner interni importanti per noi. All'esterno abbiamo contatti con l'associazione Transgender Network Svizzera e siamo impegnati a coinvolgere ulteriori associazioni mantello. Vorremmo mantenere con loro uno scambio generale, non riferito a singoli casi, che ci consenta di prevenire eventuali problemi. È quindi importante per noi venire a conoscenza di che cosa devono affrontare attualmente gli organi civili nell'ambito del «diversity management». Per contro offriamo a rappresentanti esterni la possibilità di gettare uno sguardo sull'andamento del servizio dell'esercito, cosa che significa anche un ampliamento degli orizzonti per i rappresentanti di interessi civili. Nel complesso coltiviamo un proficuo scambio di interessi.

A che punto vorrebbe essere tra cinque anni con il tema della «diversity» nell'esercito?

Güss: Quando i giovani si rendono conto che l'esercito offre loro un posto senza alcun pregiudizio, abbiamo raggiunto un grande obiettivo. A tale scopo è tuttavia importante che a medio termine si introduca il tema della «diversity» in tutti gli ambiti dell'istruzione come un tema centrale a ogni livello. Per questo motivo spero che nel prossimo futuro non dovremo più trattare casi speciali riguardanti la diversità dei nostri militari, ma che attraverso l'integrazione li avremo resi parte del nostro eterogeneo esercito di milizia e della normalità quotidiana. In tal senso mi auguro anche più donne nell'esercito, in fin dei conti l'Esercito svizzero è un riflesso della società.

Hug: L'Esercito svizzero è uno specchio della società, tuttavia la mia pretesa nei suoi confronti, in quanto istituzione statale che rappresenta così tante persone come nessun'altra, è più elevata. Dovremmo arrivare al punto di prendere le persone per quello che sono. L'Esercito svizzero dovrebbe assumere un ruolo esemplare nei confronti della società. Questo perché l'esercito è un'organizzazione di enorme integrazione!

 

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Christine Hug

Tenente colonnello SMG Christine Hug

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Oberstlt i Gst Christine Hug.

Christian Hug (1980) è entrato a far parte dell'Esercito svizzero 19 anni fa come carrista. Ha studiato storia generale all'Università di Zurigo. Dieci anni fa ha iniziato la carriera di ufficiale di professione, dapprima nella scuola dei blindati 21 a Thun e in seguito nello stato maggiore della Formazione d'addestramento dei blindati e dell'artiglieria, nelle Forze terrestri e nel Comando Istruzione. Christine Hug ha reso ufficiale la sua transessualità nel marzo 2019. Da dicembre 2018 è capo Organizzazione di condotta nello Stato maggiore del capo dell'esercito. Christine Hug è sposata e ha una figlia di dieci anni.

 

André Güss

Colonnello André Güss, capo del gruppo di lavoro «Diversity Esercito svizzero»

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Oberst André Güss.

André Güss (1970) è capo Pianificazione dell'istruzione nel Comando Istruzione e a lui sono subordinati la pianificazione dei servizi e delle occupazioni dell'Esercito svizzero così come pure la logistica, l'aiuto alla condotta e il personale del servizio d'istruzione di base del Comando Istruzione. Su incarico del capo dell'esercito sta implementando il tema della «Diversity» nell'Esercito svizzero, da metà dello scorso anno in primo luogo presso i militari di milizia come pure presso i militari di professione. Afferma lo stesso Güss: «Non ho mai seguito un progetto talmente vario e avvincente, nel quale ogni giorno ho un'esperienza illuminante».

 

Transgender

Si parla di transgender quando il sesso al quale una persona si sente di appartenere (identità sessuale) non corrisponde al sesso che è stato assegnato alla nascita in base alle caratteristiche fisiche. Altri termini utilizzati sono transessualità, transidentità e trans. Queste designazioni valgono quali termini generici per persone transgender con identità sessuale femminile (donna transgender) come pure maschile (uomo transgender) e per tutte le forme d'identità intermedie. La transessualità è indipendente dall'orientamento sessuale.

La caratteristica comune delle persone transgender è che la classificazione sessuale originaria non era appropriata. Quali passi intraprendere dal punto di vista medico, giuridico e sociale è una decisione del tutto individuale per le persone transgender. In Svizzera ogni persona ha il diritto di vivere secondo la propria identità sessuale.