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20 anni d'impieghi all'estero - retrospettiva su un «momento magico»

Con l'operazione ALBA, vent'anni fa le Forze aeree svizzere diedero avvio a un nuovo capitolo della loro storia. Sotto l'egida dell'UNHCR, dalla Pasqua del 1999 gli elicotteri svizzeri dell'esercito effettuarono il primo impiego umanitario all'estero per l'approvvigionamento d'emergenza dei profughi di guerra. Gettiamo uno sguardo su quei giorni gloriosi.

05.04.2019 | Comunicazione Difesa, Christoph R. Schelhammer*

Operation ALBA
Una delle 725 missioni effettuate in totale dai Super Puma

Sono le quattro di pomeriggio del martedì dopo Pasqua quando il brigadiere Christophe Keckeis, allora capo di stato maggiore delle Forze aeree, dà luce verde per l'operazione ALBA. Il Consiglio federale ha appena deciso di appoggiare l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) con un impiego ad hoc e di inviare a tale scopo un contingente in Albania.

La feroce guerra civile nei Balcani, che si è inasprita a seguito dell'operazione ALLIED FORCE iniziata dalla NATO nel mese di marzo, destabilizza in misura crescente il Kosovo e causa un flusso di profughi in fuga dalle regioni colpite. Contemporaneamente a Tirana si accumulano gli aiuti umanitari che attendono di essere finalmente trasportati nella regione di confine attorno a Kukës, difficilmente accessibile.

Una Pasqua turbolenta

Tutto ha inizio il giovedì santo con una chiamata di Charles Raedersdorf, delegato per l'aiuto umanitario e capo del Corpo svizzero per l’aiuto in caso di catastrofe, all'allora capo del DDPS, consigliere federale Adolf Ogi. Charles Raedersdorf chiede urgentemente di verificare possibili provvedimenti d'aiuto a seguito del dramma umanitario che si sta delineando al confine tra il Kosovo e l'Albania. Il consigliere federale Ogi, che nella sua agenda politica attribuisce notevole importanza al promovimento militare della pace, contatta immediatamente il comandante delle Forze aeree, cdt C Fernand Carrel, che a sua volta incarica il suo capo di stato maggiore, Christophe Keckeis, di svolgere accertamenti preliminari per una possibile operazione in Albania. Ogi intende informare il Consiglio federale già il martedì dopo Pasqua in merito alla fattibilità di una missione in questo contesto. Il tempo a disposizione è quindi assai limitato.

Ai massimi livelli di comando hanno così avvio intesi accertamenti, in un momento in cui molti collaboratori hanno già iniziato le vacanze pasquali, i quadri militari hanno già lasciato gli uffici e le Forze aeree hanno messo in atto il servizio di picchetto. Mentre l'ambasciatore Philippe Welti, direttore per la Politica di sicurezza, prepara un Memorandum of Understanding per l'esecutivo albanese, la pianificazione prosegue a ritmo serrato sotto la direzione dell'allora comandante del Trasporto aereo e odierno comandante delle Forze aeree Bernhard Müller (stato maggiore della brigata d'aviazione 31). Occorre convocare piloti, meccanici, addetti alla logistica e personale di guardia; i famigliari vanno convinti a lasciar partire i padri, i figli o i mariti direttamente dalle vacanze pasquali per partecipare a un impiego umanitario in una zona di guerra.

La domenica di Pasqua il brigadiere Keckeis, insieme a esponenti dell'Ufficio federale degli esercizi delle Forze aeree, dell'aiuto in caso di catastrofe e del Corpo della guardia delle fortificazioni, sale a bordo di un Falcon 50 per effettuare il più velocemente possibile una ricognizione sul posto - beninteso, senza che lo Stato maggiore generale ne fosse a conoscenza. La sua valutazione della situazione è positiva: i presupposti per un'operazione umanitari, benché difficili, sono dati e il rischio è calcolabile, anche se tutto si basa ancora solo su alcune strette di mano.

Il lunedì dell'Angelo, ai piedi del Cervino, è tempo di decidere in merito allo svolgimento o meno della missione: Adolf Ogi ha convocato a Zermatt tutte le persone responsabili, vale a dire i signori Carrel, Keckeis, Welti e Kälin. Christophe Keckeis convince il consigliere federale che l'operazione è realizzabile. Al momento dei saluti, il pilota di jet da combattimento deve fare un'unica promessa ad Adolf Ogi: nessun cittadino svizzero rimarrà ucciso in questa operazione. Immediatamente Keckeis vola ad Alpnach, dove il comandante del Trasporto aereo Müller ha già messo in atto tutti i preparativi e attende il briefing con 43 volontari per l'impiego. Il giorno seguente alle otto il primo di tre Super Puma si prepara al decollo da Alpnach. La sua destinazione: la città portuale di Brindisi, nel sud-est dell'Italia. Da qui si prosegue verso la base di Tirana-Rinas, utilizzando lo spazio aereo controllato dalla NATO sopra l'Albania.

Un'operazione per il futuro

È l'inizio di un'operazione svolta ai margini di un conflitto carico di tensioni etniche, che richiederà un notevole impegno da parte delle forze d'impiego a terra e in volo, dai meccanici ai piloti fino alle guardie delle fortificazioni. Lo stesso si può dire anche dell'intero Comando delle Forze aeree. Anche per questo motivo l'operazione è rimasta impressa in modo duraturo nelle menti di tutti i quadri, come constata il divisionario Müller. Sotto ogni aspetto, ALBA è stata un'operazione ad-hoc, senza misure immediate e ordini preliminari, in quanto il vero ordine operativo fu redatto solo tre settimane dopo. In quel momento i Super Puma avevano già trasportato parecchie tonnellate di aiuti umanitari nei campi profughi ed evacuato decine di persone per motivi medici. Gli affidabili servizi di volo delle Forze aeree svizzere sono da allora diventati leggendari.

Quando dopo quattro mesi i tre Super Puma lasciano il camp di Tirana-Rinas per tornare in Patria, hanno scritto un capitolo di storia. L'operazione ALBA fungerà da base per tutte le successive Peace Support Operations (PSO) della Svizzera, in particolare per l'operazione SUMA 2005 dopo il devastante tsunami nell'Oceano Indiano. Di questa operazione durata 17 settimane rimane la consapevolezza di aver fornito un contributo estremamente importante a favore delle persone in difficoltà. E di aver gettato le basi per gli impieghi umanitari. ALBA è stata l'inizio di tutto. In seguito l'ex capo dell'esercito, comandante di corpo Christophe Keckeis, definirà l'incredibile sforzo di quei giorni come un «momento magico».

*Questo articolo è basato sul colloquio con il cdt C (pr) Christophe Keckeis e il cdt Forze aeree, div Bernhard Müller, tenutosi il 25 marzo 2019.

 

 


BILANCIO

 

Il primo impiego all'estero dell'Esercito svizzero è durato dal 7 aprile al 30 luglio 1999. Durante le 17 settimane in Albania, sono stati impiegati a rotazione circa 150 militari sul posto. Il bilancio dell'operazione ALBA è notevole sotto ogni aspetto:

  • 725 missioni dei Super Puma
  • 800 ore di volo (il 25% dell'allora totale annuale)
  • 878 tonnellate di aiuti umanitari trasportate
  • 5200 passeggeri trasportati348 MedEvac (evacuazioni mediche)
  • 5400 giorni di servizio prestati


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