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Testare la prontezza a 360 grandi

Per un battaglione di salvataggio, gli scenari di intervento sono molteplici. Per essere pronti ad adempiere al compito assegnato, è importante esercitare con costanza alcuni protocolli d’intervento da applicare nelle diverse situazioni. Questo è avvenuto all’interno dell’esercitazione "CHIMICA".

19.06.2022 | Im


È una giornata soleggiata, con temperature decisamente estive. Un gruppo di soldati del battaglione salvataggio 3 sta lavorando alacremente tra le macerie per identificare eventuali civili rimasti coinvolti nel crollo di un edificio con conseguente rilascio di una sostanza contaminante nell’acqua. Un supersiste viene localizzato, è ferito a una gamba. Per raggiungerlo è necessario farsi strada lungo uno stretto cunicolo, dove non mancano impedimenti di vario genere da rimuovere. Dopo un duro lavoro per liberare l’unica via d’accesso possibile, ecco il primo contatto diretto con lo sciagurato. È vigile e collaborativo. Dopo essere stato stabilizzato su una barella, ecco che viene condotto lungo la via di fuga creata dalla truppa, per poi essere riportato alla luce del sole attraverso un tombino. Qui, lo sventurato può essere preso in consegna dalla truppa sanitaria, che dopo aver prestato le prime cure del caso trasporterà la persona coinvolta nel più vicino ospedale.

Questo è uno dei tanti scenari in scala effettuati presso il centro della Protezione civile di Rivera per testare la prontezza del Battaglione di salvataggio 3, all’interno di un’esercitazione dal nome emblematico: "CHIMICA".

Dall’attentato terroristico con il conseguente crollo di edifici, alla contaminazione dell’acqua, fino all’esplosione all’interno di un’industria con il conseguente disperdimento di una non definita sostanza tossica. In tutti questi casi uno solo è l’obbiettivo: mettere in sicurezza il luogo dell’incidente e provvedere il più rapidamente possibile all’evacuazione di eventuali civili rimasti coinvolti nella fattispecie.

Per fare questo è necessario attuare dei protocolli ben precisi, provvedendo in primo luogo a una dettagliata analisi della situazione, così da individuare in breve tempo il miglior intervento possibile. Poi, vi è la scelta e l’impiego del materiale, che deve essere pronto all’uso e manipolato con correttezza: ogni minuto, infatti, è prezioso. Da ultimo la concentrazione; essa deve rimanere costantemente, così che la truppa sia in grado di reagire prontamente a eventuali imprevisti non pianificati.

Altro aspetto fondamentale, in questo ambito, è la comunicazione, non solo tra il gruppo impiegato in prima persona nell’operazione di salvataggio, ma anche con il supporto esterno, che deve nel frattempo cercare di raccogliere più informazioni possibili sull’evento accaduto. La coordinazione è un caposaldo non trascurabile e le comunicazioni via radio devono essere chiare e concise.

Si tratta di un ottimo lavoro di squadra, che può contare anche su speciali amici a quattro zampe, addestrati proprio alla ricerca di persona tra le macerie. La ricetta per il successo della missione? La coordinazione e il cameratismo, che qui la fanno da padrone!

 


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