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Capo dell'esercito

Il comandante di corpo Süssli è responsabile della condotta dell'esercito. Al capo dell'esercito sono subordinati lo Stato maggiore dell'esercito, il Comando Operazioni, la Base logistica dell'esercito la Base d'aiuto alla condotta e il Comando Istruzione.

Intervista al CEs

Ogni cinque settimane il capo dell’esercito risponde a domande su un tema di attualità (podcast).

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Chat con il CEs

Il comandante di corpo Thomas Süssli conversa in chat con un collaboratore dell’amministrazione dell’Aggruppamento Difesa.

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Il CEs racconta

Nel suo blog personale il capo dell’esercito tratta temi di attualità.

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Messaggio del capo dell’esercito

28.04.2020

«L'esercito è impiegato laddove è necessario» – l'impiego continua, vi ringrazio sin d'ora

Dal 16 marzo l'esercito è impiegato laddove è necessario. I militari forniscono appoggio nel settore della sanità e nella protezione dei confini. Sono ancora circa 100 le richieste dei Cantoni a cui dar seguito. Il capo dell'esercito, comandante di corpo Thomas Süssli, ringrazia sin d'ora per le numerose prestazioni fornite.

06.01.2020

CEs | Voi in centro

Il nuovo capo dell'esercito, comandante di corpo Thomas Süssli, ha posto al centro dei suoi primi giorni di attività, i militari ed i collaboratori dell'Aggruppamento difesa. In questo senso, come indicato nel suo messaggio di Capodanno, si rallegra dei prossimi incontri.

05.12.2019

Videomessaggio del capo dell'esercito, comandante di corpo Philippe Rebord

Il capo dell'esercito uscente, comandante di corpo Philippe Rebord, compie una retrospettiva sugli ultimi tre anni e svela quali sono stati i momenti più rimarchevoli in questo triennio e perché la fiducia è sempre stata un elemento fondamentale del suo lavoro.

17.11.2018

CEs | Chiarimenti del Capo dell'esercito sugli eventi d'attualità

Negli ultimi giorni i media hanno scritto e parlato molto dell'esercito e dei suoi vertici. Non voglio entrare nei dettagli in questa sede.

08.12.2017

Discorso annuale del capo dell'esercito

Il 2017 sta volgendo al termine. Per il capo dell'esercito, comandante di corpo Philippe Rebord, questo è il momento per tracciare una retrospettiva sull'anno appena trascorso e per rivolgersi a tutte le collaboratrici e a tutti i collaboratori del gruppo difesa nel suo discorso di fine anno.

20.03.2017

CEs | Missione riuscita per il primo «Lunch event» in terra vallesana

Lo scorso 17 marzo ha avuto luogo il primo «Lunch event» del nuovo capo dell'esercito, comandante di corpo Philippe Rebord. Durante l'evento organizzato a Sierre VS dalla regione territoriale 1, i rappresentanti del mondo economico e politico, del settore della formazione, delle associazioni militari e dell'amministrazione hanno potuto dialogare con il nuovo capo dell'esercito romando.

08.12.2016

Il comandante di corpo André Blattmann riconsegna lo stendardo dell'Esercito svizzero

100 mesi dopo aver assunto la funzione, il comandante di corpo André Blattman oggi ha formalmente ceduto la carica di capo dell'esercito al suo successore, il divisionario Philippe Rebord. Alla presenza del consigliere federale Guy Parmelin e di circa 160 ospiti del mondo politico, economico e dell'esercito, ha preso commiato nel quadro di una cerimonia solenne a Morat.

Podcast capo dell'esercito

Mi trovo davanti alla caserma Generale Guisan. In questo edificio si svolge una sorta di discussione riepilogativa dell'impiego «CORONA» dell'esercito. Il capo dell'esercito incontra una sessantina di comandanti di milizia nonché il comandante di corpo Aldo Schellenberg del Comando Operazioni.

A: Oggi si tratta di procedere a una revisione dell'azione in riferimento all'impiego «CORONA». Si procede in tal senso per ogni impiego dell'esercito oppure si tratta di un'azione fuori dal comune?  

T: Entrambe le cose. Per ogni impiego ha luogo una revisione dell'azione, anche in un quadro ridotto. Mi auguro che in futuro la truppa venga coinvolta maggiormente. È lei che ha vissuto veramente l'impiego. Questo è un caso particolare dato che lo facciamo sull'arco dell'intera operazione e per tutti i comandanti che sono stati impiegati.

A: Un'affermazione che fai spesso è quella secondo cui l'esercito e anche l'amministrazione devono diventare un'organizzazione adattiva. Talvolta la definisci anche una «learning organisation». Che cosa intendi?

T: Si tratta di un'organizzazione in cui è possibile svilupparsi ulteriormente in modo graduale, ma che permette anche di ritornare sui propri passi quando ci si accorge che si è compiuto un passo nella direzione sbagliata. Penso che ne abbiamo bisogno, soprattutto quando si tratta di affrontare nuove sfide, quando vengono fatte cose mai fatte prima. Ritengo che ogni impiego maggiore dell'esercito abbia queste caratteristiche. Nell'amministrazione mi riferisco soprattutto alle nuove tecnologie, all'innovazione o alla digitalizzazione che richiedono da noi una cultura di questo genere.

A: Su una scala da 1 a 10, se 10 è il massimo, a che punto è l'esercito in quanto «learning organisation»?

T: Nell'esercito abbiamo un 6 mentre nell'amministrazione un 4.

A: Perché l'amministrazione ha un valore inferiore rispetto all'esercito?  

T: Originariamente nell'esercito è già radicata la cultura secondo cui si procede a una revisione di esercizi e impieghi. Si procede in tal senso in particolare nelle Forze aeree, dove viene valutato ogni volo, ma è il caso anche nel comando forze speciali, dove la revisione viene praticata fino a livello di soldato. Nell'amministrazione questa consuetudine è meno presente, forse perché abbiamo processi più consolidati e ci troviamo nelle attività lavorative quotidiane. Viene applicata anche nell'amministrazione ma con minore frequenza. Ecco spiegata la valutazione 4.

A: Ci sono segnali che speri di poter osservare nel corso di questa giornata, che per te sono un indizio che l'esercito durante la crisi legata al coronavirus si è sviluppato ulteriormente verso una «learning organisation»?

T: Mi aspetto che non cerchiamo colpevoli bensì che facciamo un confronto tra ciò che sarebbe dovuto accadere e ciò che è realmente accaduto. Poi cerchiamo i motivi e ne deduciamo senza mezzi termini e in modo sincero le misure per il futuro. Se ciò sarà il caso, ne risulterà questa cultura dell'apprendimento.

A: Che cosa manca all'esercito e all'amministrazione per arrivare a quel livello?   

T: In primo luogo dobbiamo renderci conto di doverci orientare a scenari che descrivono sempre una situazione fuori dal comune. Dobbiamo cogliere ogni opportunità per apprendere, farlo in modo più sistematico e, talvolta questo aspetto manca, dobbiamo essere sinceri. Ogni tanto ci accontentiamo troppo presto di valutazioni superficiali. Per diventare veramente bravi dobbiamo essere sinceri.

A: Ti ringrazio sin d'ora delle risposte! Aspetto d'incontrarti dopo la discussione e mi piacerebbe sapere come è andata la giornata.

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A: Ora sono le quattro del pomeriggio e sono in auto con il capo dell'esercito, per ritornare nel suo ufficio. La revisione dell'azione in riferimento all'impiego «CORONA» è conclusa. Com'è andata?

T: È stata una giornata intensa ma è stato un evento straordinario per la cultura della milizia.

A: Che cosa intendi per cultura della milizia?  

T: È un fatto unico nel suo genere che dopo un impiego o un esercizio ci riuniamo in questo modo e indichiamo senza mezzi termini che cosa ha funzionato a dovere, quali requisiti non sono stati soddisfatti e che cosa dovrà cambiare in futuro. Mi auguro che questo approccio possa essere esteso a tutti i livelli. Mi piacerebbe che fosse l'incipit per una nuova cultura dell'apprendimento.

A: Stamattina hai detto che ti aspettavi un'interazione sincera. In questo caso la sincerità è stata sufficiente?  

T: Sì, lo è stata. Sono stati anche tematizzati aspetti nei confronti del comandante dell'impiego e del sottoscritto che non sono piacevoli, ma che sono veri e che effettivamente non sono andati per il verso giusto. Questo è avvenuto in modo oggettivo e leale.

A: Ora vogliamo sapere quali erano questi aspetti poco piacevoli  

T: Dal punto di vista della milizia ci sono stati vari aspetti che non hanno funzionato a dovere a vari livelli. All'inizio, quando le truppe sono entrate in servizio, non eravamo pronti e le strutture non erano disponibili. Ciò ha determinato problemi nell'ambito delle interfacce sgradevoli per la milizia poiché quest'ultima non conosce tutti gli interlocutori nell'amministrazione. Poi va menzionato il tema del materiale, per il quale la BLEs ha svolto un buon lavoro. Tuttavia mancava materiale o è stato fornito in ritardo. Per un comandante non è piacevole se la sua truppa è in servizio ma non può né lavorare né praticare l'istruzione. Un altro ambito che abbiamo tematizzato era quello del personale.

A: Che cosa intendi per ambito del personale?

T: Intendo il tema della chiamata in servizio e dell'informazione. Qui ci sono stati dei doppioni per cui singole persone hanno ricevuto diverse lettere con un ordine di marcia nella stessa settimana. Anche qui dobbiamo fare un passo indietro e trarre i dovuti insegnamenti per migliorarci.

A: Alcuni aspetti sono stati migliorati già durante l'impiego. Che cosa accade ora con gli insegnamenti tratti da questa giornata?

T: Il comandante di corpo Aldo Schellenberg ha attuato una moderazione molto aperta e ha già presentato i primi insegnamenti facendo stilare un elenco delle questioni in sospeso. Quest'ultimo verrà inviato a tutti e in una fase successiva si farà un resoconto di quali sono stati i risvolti in tal senso – per me questo è molto importante. Abbiamo investito molto tempo oggi, 60 comandanti sono entrati in servizio per una giornata e hanno il diritto di vedere quali saranno i frutti del tempo investito.

A: Alla fine avete anche scattato una fotografia di tutti i comandanti assieme ad Aldo Schellenberg, capo Comando Operazioni, e a te. Chi vuole vedere la foto può farlo sul sito www.chefderarmee.ch. Hai trascorso tutta la giornata con comandanti di milizia. Se ripensi all'epoca in cui anche tu saresti stato tra quelle file, dietro l'allora capo dell'esercito, quali sono i cambiamenti che riscontri nella cultura dell'apprendimento in seno all'esercito?

T: Penso che l'esercito per quanto riguarda l'USEs sia cambiato sensibilmente. La migliore istruzione dei quadri oggi è percepibile. Anche nell'impiego abbiamo visto che i capisezione di oggi hanno riacquisito maggiore esperienza. Secondo me è un segnale a livello superiore e mi auguro che a tutti i livelli ora si abbia il coraggio di trarre gli insegnamenti, di effettuare l'«after action review» e che sia possibile migliorarci costantemente.

A: Un'ultima domanda: oggi hai dovuto anche sorridere?

T: Ho sorriso più volte. Un comandante di un battaglione ha usato un eufemismo divertente. Ha detto che vista la mancanza di disinfettante, i suoi militari hanno dovuto svolgere gli esercizi con acqua – cosa che non è stata apprezzata dalla truppa.

A: Siamo giunti al termine. Ti ringrazio per il colloquio e ti auguro una buona serata.

T: È stato un piacere, buona serata anche a te.

 

Buongiorno e benvenuti nel podcast del capo dell'esercito, comandante di corpo Thomas Süssli. Mi chiamo Anna Muser e affianco il capo dell'esercito in questi podcast. Dato che lavoriamo insieme già da un bel po' di tempo, abbiamo deciso di darci del tu anche in questa sede. Il capo dell'esercito non conosce in anticipo le mie domande.

Oggi, sabato 30 maggio, abbiamo avuto l'opportunità di accompagnare il capo dell'esercito in un momento speciale: la sua ultima Commanders Call a Berna. La Commanders Call è una particolare teleconferenza che il capo dell'esercito ha introdotto durante la crisi legata al coronavirus per comunicare quotidianamente con i suoi quadri, trasmettere messaggi e discutere le varie questioni. L'obiettivo della teleconferenza è quello di fornire tempestivamente le informazioni ai comandanti.

T: Ciao Anna, è un piacere vederti!

A: Ciao Thomas, anche per me!
Si è appena conclusa quella che, per il momento, è l'ultima teleconferenza con i comandanti in servizio nell'impiego «CORONA 20»: come è andata?

T: È stata una teleconferenza particolare, anche sul piano emotivo. L'ho percepito anche nei comandanti che hanno partecipato all'impiego sussidiario. C'era una sensazione di sollievo, ma anche di gratitudine nei confronti di tutti coloro che hanno prestato servizio.

A: La crisi legata al coronavirus ha caratterizzato la tua entrata in funzione quale capo dell'esercito. Ci racconti del momento in cui ti sei reso conto che doveva essere impiegato l'esercito? Come lo hai vissuto? Che cosa ti è passato per la testa?

T: Quando sono giunte le prime voci, anche dall'Asia, non sapevamo bene cosa stava succedendo. A fine gennaio abbiamo iniziato a riflettere e a pianificare, ma in quel momento la situazione non ci era ancora molto chiara. Quando poi sono aumentate le immagini provenienti dall'Italia ed è stato registrato il primo caso in Svizzera, ci siamo resi conto che sarebbe diventata una questione importante anche per noi. Mi è stato chiaro che probabilmente si sarebbe arrivati a un impiego quando l'11 marzo sono stato chiamato a presentare a una parte del Consiglio federale tutte le prestazioni che l'esercito avrebbe potuto fornire. Ricordo che mi è stato anche chiesto se l'esercito ne sarebbe stato in grado. In quel momento ho detto sì con la massima fiducia. Ma ho anche avuto la sensazione che in quel momento la situazione diventasse seria.

A: Alla fine di quella giornata hai dormito bene?

T: Avvertivo ancora la pressione. E avevo il forte bisogno di sentire come stava la truppa. Ho dormito bene, anche perché non ho dormito tanto.

A: Come sono cambiate le tue giornate nelle ultime settimane?  

T: È stato particolare vedere come tutte le apparizioni e gli eventi pubblici siano svaniti da un giorno all'altro. Così ho avuto più tempo per visitare la truppa e per riflettere, anche sul piano strategico. Ho vissuto queste settimane come un periodo molto intenso, tutto ruotava attorno a un unico tema. Mi ha fatto piacere vedere che le misure avevano effetto, che la situazione non sarebbe stata troppo grave. E anche ritornare agli altri temi e alla quotidianità.

A: Sei stato sempre in mezzo alla gente. Non hai mai avuto paura di essere contagiato?

T: Non ci ho mai pensato. Sono anche stato presso la scuola sanitaria 42 in Ticino e ho fatto visita ai militari contagiati. Ho sempre portato una mascherina e rispettato le misure d'igiene. Non ho mai avuto paura di essere contagiato.

A: Com'è possibile che l'opinione pubblica abbia paura del coronavirus e tu no?

T: Non ne ho avuto il tempo. Sin dall'inizio ero convinto che rispettare le misure – tenersi a distanza, evitare il contatto, le strette di mano e i grandi assembramenti – avrebbe aiutato. E le cifre lo hanno dimostrato.

A: Se nelle ultime settimane ti fossi ammalato, il pubblico lo avrebbe saputo?

T: Credo di sì. Avrebbe anche saputo se fossi stato assente o in quarantena. E non avrei neppure voluto nasconderlo.

A: Nei media molte voci critiche hanno accusato l'esercito di avere bisogno di questo impiego soltanto per mettersi in mostra. Che cosa affermi al riguardo?  

T: Abbiamo un esercito composto di cittadine e cittadini che, quando è necessario, indossano l'uniforme ed entrano in servizio. Per questo motivo non abbiamo un esercito che impone la propria presenza. L'impiego dell'esercito è stato svolto su mandato del Dipartimento federale dell'interno e ogni singolo impiego che abbiamo prestato ha fatto seguito a una richiesta. Inoltre la Conferenza svizzera delle direttrici e dei direttori generali della sanità pubblica ha presentato un certificato di sussidiarietà, che prova la necessità di appoggio in ambito civile. Quest'accusa è quindi infondata.

A: L'esercito è stato sufficientemente autocritico durante la crisi legata al coronavirus?  

T: Essere più autocritici è sempre possibile, ma sin dall'inizio abbiamo tratto i dovuti insegnamenti. Già nei primi giorni dell'impiego abbiamo svolto revisioni dell'azione e adeguato costantemente le strutture e i processi. Laddove necessario, abbiamo investito risorse supplementari. Abbiamo migliorato la comunicazione. Abbiamo fatto molto durante tutto l'impiego.

A: Ti mostro una foto: ti ritrae insieme al comandante di corpo Aldo Schellenberg del Comando Operazioni e al comandante di corpo Hans-Peter Walser del Comando Istruzione. A cosa ti fa pensare questa foto?  

T: È stato l'inizio delle Commander Calls. Mi fa pensare a quanto poco sapevamo, a quanta incertezza c'era. Sapevamo che stava per succedere qualcosa di grande e ne avevamo molto rispetto. Ricordo ancora l'atmosfera particolare, il bisogno di aiutare e di agire nel miglior modo possibile per la Svizzera e per la popolazione della Svizzera.

A: Immagino che ora, dopo tanto tempo, avrai di nuovo un fine settimana un po' più tranquillo. Che cos'hai in programma?

T: In programma ci sono cose molto pratiche. Devo finire di compilare la dichiarazione d'imposta. Poi ci sono alcuni lavori domestici da sbrigare e pile di lettere da trattare. Il programma prevede quindi dell'home office. Per una volta però non per l'esercito, ma per noi: per me e mia moglie.

A: Farai anche qualcosa di bello?

T: Sì, abbiamo di nuovo delle visite. Mia cugina e suo marito vengono a trovarci, non vedo l'ora.

A: Grazie mille per la conversazione Thomas.

T: Grazie a te. E buona Pentecoste!