Passare al contenuto principale

ComunicazioniPubblicato il 18 dicembre 2020

«Dirigere significa raggiungere obiettivi insieme agli altri.»

Alla fine del suo terzo anno come capo Comando Operazioni, nel quadro di una cerimonia personale e solenne, il comandante di corpo Aldo C. Schellenberg ha passato il comando al suo successore, comandante di corpo Laurent Michaud (dal 1° gennaio 2021). Il comandante di corpo Schellenberg ha alle spalle una lunga carriera militare di successo. Nell’intervista si esprime in merito alle sue esperienze e ai momenti salienti.

Signor comandante di corpo, cosa porta con sé del suo periodo come capo Comando Operazioni?

Dirigere significa raggiungere obiettivi insieme agli altri. L’aspetto più importante quindi sono le persone con cui ho collaborato. In base alla loro provenienza e alla loro indole portano con sé diversi schemi di pensiero e di comportamento, conoscenze ed esperienze, mentalità e convinzioni. Proprio questa varietà è decisiva per il successo collettivo. La sfida consiste nel trovare l’unità nella diversità, nell’orientarsi verso un obiettivo comune. Questo è possibile soltanto se si ammette la diversità e la si considera un arricchimento dell’unità, stabilendo nel contempo valori e norme comuni. Responsabilità personale, spirito di gruppo, leadership e fiducia sono i concetti chiave che dovrebbero caratterizzare una collaborazione efficace.

Con che sentimento ripensa alla la sua carriera militare?

Con un sentimento di grande gratitudine! Ho avuto l’opportunità di incontrare personalità uniche a tutti i livelli di condotta: dai soldati ai comandanti di corpo, dal personale ausiliario ai top manager. Hanno tutti contribuito ad arricchirmi e a formarmi come persona e come leader. Sono anche grato per la fiducia che mi è stata dimostrata e per la responsabilità che mi è stata conferita permettendomi di offrire un contributo alla sicurezza del nostro Paese e della sua popolazione. Ho sempre percepito questa fiducia, anche quando ne avevo bisogno per superare situazioni difficili. Ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato per un tratto più o meno lungo del mio percorso.

Ci sono momenti ai quali ripensa con particolare piacere? Se sì, quali?

Ce ne sono molti! Sono i momenti in cui insieme ad altri ho raggiunto obiettivi difficili. Uno di questi mi ha particolarmente segnato. Servirebbe troppo tempo per raccontare tutta la storia: nel 1985, durante il mio primo CR in veste di giovane tenente e caposezione, ho insegnato ai miei soldati cosa significhi davvero «leadership». Da allora la fune per me è diventata il simbolo della condotta delle persone. Tutti i miei subordinati che nel Comando Operazioni hanno assunto una funzione di comando ne hanno ricevuta da me una e ne conoscono il significato simbolico.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Dopo 20 anni di attività indipendente come imprenditore e 10 anni da «generale», torno all’economia. Vorrei mettere a frutto le mie esperienze e le mie competenze in veste di amministratore delegato, manager ad interim e consulente. Sto mettendo insieme una serie di attività appassionanti, in cui trovano posto anche i miei figli e i miei nipoti.