Difesa contro i mini-droni: l’esercito ha effettuato un nuovo test sul terreno
Il Centro di competenza droni e robotica Difesa ha effettuato, a Bure, un nuovo test di difesa contro i mini-droni sul terreno. Il test si è svolto quest’estate con il battaglione di zappatori carristi 11. Obiettivo? Testare concretamente un sistema di difesa presso la truppa per poter scegliere la soluzione migliore e contribuire al rafforzamento della capacità di difesa.
Testo: Comunicazione Difesa, Anthony Favre
I mini-droni cambiano le carte in tavola. Durante la guerra in Ucraina vengono impiegati in dosi massicce e modificano profondamente i rapporti di forza e il modo di condurre una guerra. Infatti, un mini-drone acquistato in commercio ed equipaggiato con una carica esplosiva è in grado di mettere fuori combattimento un veicolo blindato. L’Esercito svizzero si adegua a questa evoluzione per rafforzare la sua capacità di difesa. Quest’anno il Centro di competenza droni e robotica Difesa (Cen comp DRD) ha effettuato dei test di difesa contro i mini-droni sul terreno, in giugno presso la base aerea di Meiringen e a fine luglio sulla piazza d’armi di Bure.
Coinvolgere direttamente la truppa nel test
L’obiettivo dei test sul terreno è di valutare dei sistemi di difesa su scala ridotta coinvolgendo la truppa, prima di effettuare ordinazioni. Si tratta di un modo di procedere innovativo che consente di trarre rapidamente insegnamenti concreti e si rivela particolarmente adatto per seguire l’evoluzione folgorante delle nuove tecnologie. A Bure, il test ha avuto luogo in occasione del corso di ripetizione del battaglione di zappatori carristi 11. Una quindicina di militari sono stati istruiti al sistema di difesa e hanno avuto modo di testarlo concretamente durante un esercizio con tutto il battaglione.
Difesa dai droni grazie ai disturbatori
Il sistema testato consiste in un’antenna, che può essere installata in maniera flessibile sui veicoli e che trasmette direttamente a un tablet i movimenti dei droni identificati. In questo modo vengono rilevati sia i droni nello spazio aereo, sia le ubicazioni dei rispettivi piloti. I militari responsabili della difesa da minidroni possono quindi allertare tempestivamente la truppa circa la presenza di droni avversari nel settore interessato. A seconda del sistema, esistono differenti possibilità di difesa: è possibile riprendere il collegamento con il drone inducendo quest’ultimo ad atterrare oppure disturbare il collegamento radio tra il drone e il pilota con la tecnica dello «Jamming» in maniera tale che il drone perda il collegamento e ritorni automaticamente al punto di decollo.
«Lo scopo è di raccogliere tutti gli insegnamenti più importanti entro la fine del 2025», spiega l’aiutante di stato maggiore Maximiliaan Vermaat, responsabile di test. Saranno effettuati ulteriori test sul terreno per scegliere la soluzione migliore, contribuendo così al rafforzamento della capacità di difesa dell’esercito.
Mini-droni già utilizzati per missioni di ricognizione e d’esplorazione
L’Esercito svizzero ha già esperienza nel campo dei mini-droni. Infatti, utilizza già mini-droni del tipo Black Hornet per missioni di ricognizione e d’esplorazione. Servono per ottenere informazioni e per valutare la situazione senza coinvolgere vite umane. Chi dice mini-droni dice però anche difesa contro i mini-droni. È tutta la posta in gioco dei test condotti dal CC DRD. È essenziale acquisire le competenze necessarie per proteggere la truppa e i veicoli contro i mini-droni d’attacco e di ricognizione.


