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L’ultimo ballo di Bernasconi

Al termine del WEF di Davos edizione 2024, la redazione di CUMINAIVEL perderà una colonna portante della sua recente storia. L’app Elias Bernasconi lascerà il gruppo comunicazione della Div Ter 3 sulle ali dell’euforia e della leggerezza, ma non senza un pizzico di malinconia. Nella mansarda di Thusis che lo ha visto crescere in veste di « giornalista militare », dietro una tazza di caffé fumante, abbiamo scambiato due chiacchiere con il diretto interessato. Un tributo da considerarsi più che doveroso.

17.01.2024 | CUMINAIVEL | PDG


App Elias Bernasconi, buongiorno e grazie per dedicarci un po’ del tuo tempo. Partiamo dal principio, quando e come sei entrato a far parte della famiglia CUMINAIVEL?

Sono entrato a far parte di questa famiglia nel 2022, in occasione dell’esercitazione « ODESCALCHI » che si è svolta in Ticino. A reclutarmi è stato il colonnello Graziano Regazzoni, allora responsabile del distaccamento. Appena mi ha spiegato qual era lo scopo e il tipo di lavoro che si svolge presso CUMINAIVEL, mi è parsa da subito un’opportunità tanto intrigante quanto stimolante. Per me, che militarmente parlando mi sono formato come fuciliere presso il Battaglione di Montagna 30/1, è stato un cambiamento radicale rispetto ai Corsi di Ripetizione precedentemente svolti. Una decisione di cui non mi sono pentito affatto, anzi: per me è semplicemente un onore poter chiudere la mia carriera militare in questo speciale distaccamento. 

Parlaci del tuo primo impiego durante l’esercitazione « ODESCALCHI ». Come descriveresti le tue sensazioni?

Dell’impiego « ODESCALCHI » ricordo innanzitutto l’iniziale pressione: mi stavo immergendo in un contesto completamente nuovo, c’erano nuovi ritmi ai quali adattarsi e soprattutto – giocando « in casa » – come soldati ticinesi eravamo i più sollecitati dal punto di vista linguistico. Di quella torrida estate in divisa ho però un ricordo bellissimo: le giornate erano lunghe, ma quando alla fine si consegnava il lavoro finito – dagli articoli per il giornale, ai video per il canale YouTube – e lo si vedeva pubblicato con il proprio nome, il senso di gratificazione era enorme. Il ricordo più intenso di quelle tre settimane è legato al secondo week-end di servizio: dopo essere rientrato a casa giovedì sera grazie ad un congedo lavorativo gentilmente concessomi, venerdì mattina sono partito alla volta di Barcellona per seguire il Gran Premio di MotoGP come telecronista per la Radiotelevisione Svizzera (RSI) [la professione civile dell’app Bernasconi, ndr]. Terminata la tre giorni di qualificazioni e gare, sono tornato domenica sera in Ticino e mi sono presentato in caserma lunedì mattina per il normale proseguimento dell’impiego. Insomma, ero passato dalla tribuna stampa di Granollers [nei pressi di Barcellona, dove ha sede il circuito internazionale, ndr] alla caserma del Monte Ceneri in meno di 24 ore. Ecco cosa significa avere la fortuna di poter svolgere un servizio che si incastra perfettamente con le proprie esigenze professionali.

E poi sei passato al di là delle Alpi, in occasione del WEF di Davos. Come si svolge il processo di creazione dei contenuti? Ma soprattutto, come si vive la stretta coabitazione tra svizzero tedeschi e ticinesi?

Il mio primo impiego al WEF con il distaccamento CUMINAIVEL è stato nel gennaio del 2023. Così come in occasione di « ODESCALCHI », tutto nasce dalla precisa organizzazione messa in atto dai nostri superiori. Ogni giorno si ha l’occasione di proporre contenuti, di conoscere nuove funzioni o di approfondire ambiti militari meno conosciuti ai più, ma non per questo meno importanti. Dal punto di vista organizzativo la « macchina » del WEF è qualcosa di semplicemente imponente, forse difficile da comprendere dall’esterno, ma proprio per questo ricca di storie da raccontare. Storie di persone, di vite comuni, di sacrifici e compromessi tra la vita civile e quella militare. Grazie alla ricchezza linguistica e alla collaborazione che caratterizza il lavoro nella nostra redazione, è stato possibile pubblicare ogni singolo contributo in tedesco, francese e italiano, valorizzando le qualità dei singoli e facendole convergere in un unico grande obiettivo: offrire la miglior copertura possibile di uno degli eventi più sentiti in Svizzera, e non solo.


Vista la tua carriera da giornalista nella vita civile, possiamo dire che hai potuto unire l'utile al dilettevole. Un privilegio certo, da cui però deriva anche un maggior senso del dovere…

Poter svolgere anche in ambito militare ciò che si fa nella vita civile è innanzitutto un grandissimo privilegio. Trattandosi di un’innegabile fortuna, si sente ancora di più la responsabilità del proprio compito. Questo porta ad una grande professionalità, ed essendovi qui tutte persone del mestiere, spesso tra camerati nascono sinergie e scambi di opinioni molto interessanti. Nel mio immaginario ciò che facciamo costituisce una sorta di trait d’union tra il mondo militare e quello civile; i contributi audio-visivi, così come quelli scritti, permettono di raccontare non solamente le diverse qualifiche o specializzazioni, ma soprattutto i diversi percorsi di vita, le storie dei singoli individui. Questi elementi solitamente tendono a rimanere celati dietro alla divisa – trattandosi di un esercito per la maggior parte di milizia – ma costituiscono invece uno degli aspetti più peculiari dell’Esercito Svizzero. 

Finiamo su una nota nostalgica: il reportage che ti porterai nel cuore.

Domanda tanto bella quanto difficile [ride, ndr]. Vorrei citarne tre in particolare: il primo è quello realizzato con la Compagnia di Salvataggio 3/3 nell’ambito dell’esercitazione « ODESCALCHI ». Per tutto il pomeriggio, io e il sdt Luca Poik [videomaker, ndr] abbiamo potuto seguire l’esercizio « RICERCA » svoltosi nella Valle della Motta, immergendoci nei cunicoli bui muniti di maschere di protezione insieme alla truppa e filmando la difficile quanto adrenalinica estrazione dei feriti su barella. Il secondo riguarda il mio primo volo in SuperPuma, dove abbiamo sfiorato le vette in occasione di un viaggio attraverso le Alpi che ci ha visto fare tappa a Sion e ad Airolo, prima di atterrare a Pollegio per una riunione avvenuta tra importanti autorità elvetiche e della vicina Penisola [per l’esercizio « CONTI MOB », ndr].

Infine, non posso non citare un’intervista per me molto speciale: quella ad un tassista di Davos di origini italiane, ma residente in Svizzera da quattro decenni. Proprio lui, alla fine di un’interessante discussione su quanto siano cambiate le cose nella cittadina grigionese negli ultimi 40 anni, mi aveva più volte ribadito il suo rispetto e la sua ammirazione incondizionata per i militi svizzeri, in particolare per la nostra capacità di collaborare e rimanere uniti nonostante le differenze linguistiche. Ecco, credo che siano proprio questi i principi che devono continuare a prevalere, gli stessi che mi porterò per sempre nel cuore dopo questi 12 anni complessivi di servizio con la divisa. 


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