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ComunicazioniPubblicato il 17 settembre 2025

A colloquio con la più alta carica nell’ambito della polizia militare presso la KFOR

In qualità di Force Provost Marshal della KFOR, il ten col Marco è il più alto rappresentante della polizia militare all’interno della missione. In questa intervista racconta della sua funzione stimolante, delle sfide che comporta e della sua rete di contatti nel settore d’impiego della KFOR e in Svizzera.

Force Provost Marshal della KFOR, tenente colonnello Marco

Intervista codotta dall’uff spec Romina Kratter, ufficiale stampa e informazione del 52° contingente SWISSCOY
Foto: sgt Katrin Locher, sost ufficiale stampa e informazione del 52° contingente SWISSCOY

Nella sua funzione di Force Provost Marshal (FPM), il ten col Marco è direttamente subordinato al comandante della KFOR e gli presta consulenza in merito alle questioni in materia di sicurezza e di polizia. Insieme al suo sostituto, il ten col Marco comanda la compagnia multinazionale della polizia militare (MNMP Coy) della KFOR attraverso i rispettivi comandanti di compagnia. Conduce le indagini che rientrano nella competenza della MNMP in collaborazione con i comandi nazionali della polizia militare interessati e, se necessario, coinvolge specialisti esterni. Nell’ufficio del Force Provost Marshal, tutti i casi di polizia nel settore d’impiego sono documentati, esaminati, valutati e trasmessi ai responsabili nazionali, i Senior National Representative (SNR).

Tenente colonnello, quali sono le maggiori sfide per lei come Force Provost Marshal della KFOR?

Le diverse Nazioni hanno basi giuridiche differenti nei loro Paesi d’origine e quindi talvolta anche un approccio distinto al diritto. L’applicazione uniforme delle prescrizioni vigenti nell’ambito della missione richiede quindi una grande sensibilità e una comunicazione costruttiva a tutti i livelli. È pertanto essenziale che i militari impiegati presso la KFOR nella polizia militare riconoscano e tengano conto del sistema di polizia militare nazionale, della sua ideologia e dello stato dell’istruzione nonché che concilino eventuali differenze. A causa delle diverse basi legali e delle leggi delle Nazioni presenti con le proprie truppe, l’FPM può soltanto formulare raccomandazioni, ma non può sanzionare nessuno. L’autorità disciplinare risiede comunque presso le strutture di comando nazionali e, a seconda delle persone coinvolte e della natura del reato, presso la giustizia nazionale o il comando della KFOR.

Ci sono aree di attività del FPM che vengono spesso trascurate?

L’intervento in caso di eventi straordinari e gravi, come incidenti con feriti, morti o crimini, è effettuato dalla MNMP. Quest’ultima avvia le misure immediate necessarie (p. es. protezione delle tracce). Segue il coordinamento e la decisione in merito all’eventualità che le Nazioni interessate impieghino i loro investigatori specializzati, come per esempio un inquirente speciale, o possono addirittura decidere se far arrivare dei giudici istruttori. L’FPM trasmette quindi il caso alla Nazione interessata, che sotto la direzione del procedimento da parte dell’FPM è poi responsabile di gestire l’intero incidente. In questo contesto rappresenta gli interessi della KFOR nello spirito di un procuratore pubblico. Il coordinamento di tutti questi passaggi e dei servizi coinvolti è molto complesso e richiede tempo; spesso questo aspetto viene sottovalutato. Sovente in caso di evento si dimentica che il lavoro dell’FPM non è pensato solo per la propria Nazione, ma viene svolto a beneficio di tutte le Nazioni della KFOR coinvolte. Occorre trattare allo stesso modo tutte le richieste delle 33 Nazioni e stabilire le priorità in modo oggettivo.

Quale rete di contatti cura in relazione alla sua funzione?

Sono in stretto contatto con il capo dello Stato maggiore della KFOR e con altri membri del suo stato maggiore attraverso i rendiconti settimanali. È importante mantenere la rete di contatti con tutti i gruppi di interesse delle Nazioni presenti con le proprie truppe; vi rientrano anche servizi di intelligence, posizioni chiave operative e consulenti giuridici. Mantengo inoltre contatti regolari con i comandanti nazionali dei contingenti e con i rappresentanti delle Nazioni. È molto importante che l’FPM visiti anche tutte le forze d’impiego nelle loro ubicazioni e ne «tasti il polso». Questo contatto crea la base per una buona collaborazione e consente di avere sempre un’idea della realtà pratica. L’anno scorso abbiamo svolto un esercizio nazionale qui sul posto con diversi specialisti svizzeri, in occasione del quale il caso reale è stato simulato in modo teorico e analizzato riferendolo alla Svizzera. Vi sono stati rappresentati la giustizia militare con un giudice istruttore, la polizia militare della circolazione, la polizia giudiziaria militare, l’Istituto forense di Zurigo e l’Istituto di medicina legale di Berna. Questo ci ha consentito di promuovere la comprensione della complessità nel contesto internazionale tra i nostri partner nazionali e di ottenere preziose indicazioni. È essenziale che tutti i soggetti coinvolti comprendano la complessità del settore operativo prima che si verifichi un caso reale.

Cosa rende il lavoro impegnativo per i militari della compagnia MNMP?

I militari della MNMP non sono mai fuori servizio. Devono essere sempre consapevoli che devono dare l’esempio. Durante l’impiego, i militari della MNMP affrontano sempre situazioni impegnative nell’interagire con altre Nazioni. La maggior parte delle prescrizioni e delle procedure della missione KFOR sono valide per tutti. Se queste ultime si discostano dalle usanze nazionali, alcuni militari della KFOR a volte non le capiscono o non sono sufficientemente sensibilizzati in merito. Pertanto i collaboratori della MNMP devono investire molto tempo e pazienza nella comunicazione. Inoltre, la convivenza nel camp e la cultura nazionale condivisa creano spesso un rapporto di cameratismo tra i militari della MNMP di una Nazione e i militari di un contingente della stessa Nazione. Questo cameratismo di per sé positivo, può portare a conflitti di interesse nell’adempimento del compito. A mio avviso, è dunque necessaria una certa distanza per ridurre al minimo il potenziale di conflitto. Un’ulteriore sfida è rappresentata dalle diverse competenze linguistiche dei militari della KFOR, ma anche dei collaboratori della MNMP. La comunicazione è spesso al centro del lavoro di polizia, che si tratti di chiarire le circostanze di un evento o in caso di avvertimenti qualora siano state violate le prescrizioni. A questo proposito è anche importante tenere presente che i documenti scritti, come i rapporti o gli interrogatori che occorre siano compilati o condotti dai collaboratori della MNMP, possono spesso avere conseguenze considerevoli per le persone coinvolte e devono essere utilizzabili in tribunale. È quindi fondamentale una buona conoscenza dell’inglese.

Nell’ufficio del Force Provost Marshal, tutti i casi di polizia nel settore d’impiego sono documentati, esaminati, valutati e trasmessi ai responsabili nazionali, i Senior National Representative (SNR).