Responsabilità nel contesto internazionale: ufficiali svizzeri nell’assessment della KFOR
Nella parte orientale del Kosovo, nel Camp americano di Bondsteel, un piccolo stato maggiore internazionale è impegnato quotidianamente nell’elaborazione di un quadro della situazione chiaro per il suo ambito di competenza sulla base di numerosi annunci singoli. Uno dei membri è un ufficiale svizzero del Regional Command East (RC-E) della KFOR. In quanto Deputy Chief Assessment il maggiore Fabio è responsabile di analizzare le informazioni, individuare i nessi e visualizzare tempestivamente possibili sviluppi rilevanti per la sicurezza. Ciò che a prima vista potrebbe sembrare puro lavoro d’ufficio è in realtà un elemento centrale della KFOR. Infatti, le decisioni prese nel settore d’impiego non si basano sui singoli annunci, bensì su valutazioni globali accurate.

Testo e foto uff spec Fiona Lehmann, ufficiale stampa e informazione del 53° contingente SWISSCOY
La base di lavoro è data dai cosiddetti Daily Situational Reports (DSR). Tali rapporti quotidiani della situazione sono realizzati dai Liaison and Monitoring Team (LMT) attivi nell’intero settore di responsabilità del RC-E. I team di osservatori sono in contatto diretto con la popolazione locale, le autorità, gli attori politici e gli esponenti ecclesiastici. Rilevano gli stati d’animo, le preoccupazioni e i cambiamenti e li annotano nei loro rapporti. Tali rapporti vengono poi analizzati nel Tactical Effect Centre (TEC), una cellula multinazionale in seno al RC-E. L’obiettivo è, come ci spiega il maggiore Fabio, di riconoscere schemi e tendenze e realizzare un quadro della situazione superiore sulla base delle numerose osservazioni isolate. Mentre i LMT coprono il livello micro, nell’assessment viene generato il livello macro – la cosiddetta «Big Picture». Questa funge da base per le decisioni prese al livello di condotta della missione KFOR.
Il Regional Command East – responsabilità di un intero settore d’impiego
La KFOR in Kosovo è articolata in due ambiti di condotta regionali: il Regional Command East con sede nel Camp americano di Bondsteel e il Regional Command West ubicato nel camp italiano Villaggio Italia. Questi Regional Command possono essere in grandi linee paragonati a Grandi Unità militari, di cui ciascuna è responsabile di un territorio chiaramente definito. Il RC-E dirige i LMT che gli sono subordinati, coordina le misure non cinetiche, come ad es. la presenza e il dialogo, garantisce la libertà di movimento e sorveglia la Administrative Boundary Line, ovvero il confine amministrativo a nord, verso la Serbia.
Il LMT svizzero: un elemento importante nella rete di informazioni
A tutti i rapporti ricevuti è attribuita la medesima importanza per l’assessment – indipendentemente dalla nazione di appartenenza dei militari della KFOR che li hanno redatti. Lo scambio ufficiale avviene tramite canali chiaramente definiti. Al tempo stesso, per il lavoro quotidiano risulta vantaggioso che il Deputy Chief Assessment svizzero abbia un contatto diretto con il LMT svizzero, per es. per chiedere rapidamente chiarimenti o inquadramenti supplementari.
Degna di nota è la varietà all’interno della struttura LMT multinazionale. La Svizzera invia sovente giovani soldati ben istruiti con esperienza in ambito civile e militare. Però sono presenti anche altre persone esperte più anziane, come è il caso anche per altre nazioni. Questo può agevolare i contatti con la popolazione. Per l’assessment risulta di riflesso un flusso d’informazioni ampio e sfaccettato che aumenta la qualità della valutazione della situazione.
Lavoro di stato maggiore come competenza chiave
L’attività nell’assessment richiede un metodo di lavoro strutturato e la capacità di far convergere diversi punti di vista. Le esperienze ricavate dal lavoro di stato maggiore nell’Esercito svizzero, nelle funzioni di condotta nell’ambito della componente di milizia e dall’attività quotidiana di ufficiale sono determinanti. Durante il colloquio il maggiore Fabio spiega che in un contesto multinazionale si incontrano ragionamenti, processi e culture militari diversi. Il fattore decisivo non è dato dal modo in cui viene raggiunto un obiettivo, bensì dal fatto che tutti lavorino in funzione dello stesso obiettivo.
Cooperazione internazionale nel Camp Bondsteel
Il Camp Bondsteel è il camp americano più grande in Kosovo. In questo ambiente con una forte impronta statunitense la cellula di assessment svolge la sua attività come team di composizione internazionale. Ufficiali sloveni, ungheresi, italiani e svizzeri collaborano strettamente in un clima di rispetto e collegialità. Lo scambio con le forze armate statunitensi è particolarmente arricchente. Il loro metodo di lavoro è basato su regole e processi chiaramente definiti. È proprio questo scambio a rendere l’impiego tanto prezioso dal profilo specialistico.
Più di un impiego – un modo di pensare fuori dagli schemi
Il lavoro nel RC-E trasmette una nuova prospettiva sul Kosovo e sui Balcani in generale. Mostra quanto sia importante il promovimento della pace per la sicurezza in Europa – e di riflesso anche in Svizzera. Al tempo stesso l’impiego consente di ricavare insegnamenti preziosi per l’ulteriore sviluppo dell’Esercito svizzero, in particolare nell’ambito dell’interoperabilità, ovvero della capacità di cooperare in maniera efficiente con altre nazioni. Questo aspetto deve essere promosso in modo mirato, soprattutto anche nell’interazione tra ufficiali di professione e ufficiali di milizia durante gli impieghi come questo.
La collaborazione quotidiana in un contesto multinazionale mi ha permesso di migliorare la mia capacità di integrare in modo efficace diversi metodi di lavoro e di decisione. Nel complesso la missione KFOR ha rafforzato durevolmente la mia capacità di lavorare in modo interoperativo negli stati maggiori internazionali.
Cameratismo su lunghe distanze
Geograficamente il Camp Bondsteel è ubicato a notevole distanza dal resto del contingente svizzero. È dunque tanto più importante coltivare attivamente il cameratismo. Visite in altri camp, contatti personali e momenti di convivialità fuori dal servizio contribuiscono a mantenere viva la coesione. «A volte un caffè tra camerati può essere altrettanto importante quanto un meeting formale», dichiara il maggiore Fabio. Infatti, anche in un contesto multinazionale il cameratismo rimane un pilastro portante dell’impiego.
