Pacchi che sanno di casa
Lettere personali, specialità svizzere, il giornale che si è soliti leggere a casa: la posta da campo avvicina i militari della SWISSCOY alla patria durante il loro impiego di sei mesi. Il postino del contingente ha consegnato circa 3000 pacchi e 2600 giornali nel settore d’impiego. Queste cifre indicano però ben più che semplici invii e chilometri percorsi. Raccontano di messaggi personali, di piccole sorprese e di oggetti familiari provenienti dalla Svizzera che, proprio quando serve, portano un po’ di casa in Kosovo.

Testo e foto Micha Brändli, Comunicazione SWISSINT
Da undici anni il sergente Fabian lavora presso la Posta Svizzera e già durante la sua esperienza nel servizio di milizia ha avuto modo di conoscere la posta da campo. Il desiderio di un «cambiare aria» lo ha infine condotto alla SWISSCOY. La spinta decisiva è arrivata durante il suo ultimo corso di ripetizione, da un camerata che aveva già prestato un impiego in Kosovo. «Il tempismo era perfetto. Volevo provare qualcosa di nuovo e al contempo mettere a frutto le esperienze maturate nella milizia e nella mia professione», spiega il sergente Fabian.
Una lettera che significa molto di più
Oggi WhatsApp, le videochiamate e i social media permettono di avere un contatto giornaliero con la famiglia e gli amici in Svizzera. Tuttavia, ciò non ha fatto perdere importanza alla posta da campo. Al contrario, come sostiene il sergente Fabian: «Dato che oggi si comunica costantemente tramite canali digitali, forse si apprezza persino di più una lettera personale».
Particolarmente graditi sono i classici «pacchetti di leccornie». Un messaggio sullo smartphone non può competere con degli snack svizzeri e dei pensierini personali. «Spesso a scaldare il cuore sono proprio le piccole cose che qua non si trovano», afferma sorridendo il sgt Fabian. La posta da campo permette inoltre ai familiari a casa di sentirsi un po’ più vicini ai loro cari nonostante la distanza, nonché di sostenerli durante l’impiego.
Per Fabian è quindi evidente che anche in futuro la posta da campo debba avere un posto nell’esercito. Infatti, vista la sua attività quotidiana professionale civile, conosce la pressione economica esercitata sulla Posta. Tuttavia, ritiene che l’impiego all’estero costituisca un valore aggiunto: «La posta da campo trasmette un senso di casa. Anche solo un paio di snack al momento giusto si rivelano impagabili per il morale e la capacità di resistenza della truppa».
Momenti di gioia durante l’impiego
Il suo incarico lo porta regolarmente in giro per il Kosovo. Il percorso potrà anche ripetersi, ma gli incontri no. È proprio questo aspetto che Fabian considera una delle differenze più piacevoli rispetto alla sua quotidianità lavorativa in Svizzera. Mentre lì la giornata è caratterizzata da ritmi serrati e dato che tra una spedizione e l’altra bisogna gestire anche le fatture e richiami, in Kosovo si occupa di portare soprattutto una cosa: gioia.
«Qui quando arriva il postino i camerati sono tutti contenti», afferma il sgt Fabian. E anche per lui questi incontri sono importanti. Sebbene sia necessario seguire la tabella di marcia, si trova sempre un momento per fare due chiacchiere. Durante un impiego di sei mesi ci sono giorni migliori e giorni più difficili; per questo motivo, cameratismo e incontri personali si rivelano aspetti di vitale importanza.
Oltre ai momenti durante il giro postale, Fabian apprezza anche il team addetto al rifornimento. Si avverte chiaramente come queste persone abbiano scelto di prendere consapevolmente parte all’impiego. «Hanno investito parecchio e, in alcuni casi, rinunciato a molto per essere qui. Si vede che hanno voglia di dare un contributo, ma anche di godersi del tempo con i loro camerati», puntualizza Fabian. Infatti apprezza molto questa etica professionale che contraddistingue l’impiego.
Dopo sei mesi, è giunto il momento per il postino di tornare alla vita lavorativa di tutti i giorni in Svizzera, proprio in uno dei periodi più intensi dell’anno, ovvero quello del Black Friday e delle compere natalizie. Sicuramente gli mancherà il Kosovo. Per lui questa esperienza è stata molto preziosa e la consiglierebbe a chiunque. Infatti, in nessun’altra funzione all’interno del contingente si è confrontati in maniera così diretta con emozioni positive: un nome pronunciato, un pacchetto che cambia proprietario e a volte bastano già qualche snack o una cartolina scritta a mano per far sembrare la patria un po’ meno lontana.
