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Il potere d'integrazione dell'esercito per i giovani di seconda generazione

Un esercito in una società multiculturale non può essere altro che multiculturale. I cittadini svizzeri naturalizzati fanno sempre più parte della quotidianità dell'esercito, il cui potere d'integrazione e il cui credito sono particolarmente elevati tra i giovani di seconda generazione. Oltre il trenta percento delle reclute ha almeno un genitore straniero. E dimostrano impegno e grande motivazione, riscuotendo successo nella loro carriera militare.

20.05.2021 | Comunicazione Difesa, Fahrettin Calislar

Il sergente Srdjan Topić (a destra) ha assolto la scuola reclute come soldato della circolazione e ha poi deciso di intraprendere la carriera di quadro. ©VBS/DDPS, Fahrettin Calislar

130'000 dei 660'000 giovani cittadini svizzeri di età compresa tra i 15 e i 24 anni hanno un background migratorio. Oltre il trenta percento delle reclute è costituito da giovani di seconda generazione, ossia figli di persone immigrate. Come i loro camerati autoctoni , anche queste persone soggette all'obbligo di prestare servizio fanno parte della quotidianità dell'Esercito svizzero. Proprio l'esercito era ed è tuttora considerato il meccanismo d'integrazione della Svizzera multilingue. E riunisce in una caserma persone con genitori provenienti da tutto il mondo. Lì per un certo periodo di tempo formano in uno spazio ristretto una comunità imposta e convivono insieme quasi 24 ore su 24. Diversi studi dimostrano che i giovani di seconda generazione prestano servizio con convinzione, impegno e motivazione.

A casa in Svizzera

Come Srdjan Topić. Il giovane sergente di origini bosniache sta assolvendo la scuola ufficiali della logistica 40. Afferma che i suoi genitori sono entusiasti del fatto che lui presti servizio militare: «Mio padre era soldato nell'Esercito jugoslavo. È orgoglioso che io stia assolvendo la carriera militare. È il mio più grande sostenitore». Per lui non è mai stato in discussione il fatto di prestare servizio militare. Dopotutto difende la sua patria. Infatti è nato e cresciuto in Svizzera. Qui ha i suoi amici, la sua famiglia e il suo lavoro. Non ha nemmeno mai sentito nessuno esprimere dubbi sulla sua «svizzerità» e sulla sua lealtà oppure frasi discriminatorie – gli sfottò esistono comunque, lui stesso ogni tanto fa delle battute sulla propria persona. «Qui siamo tutti Svizzeri, tutto il resto non ha importanza», aggiunge Topić.

Dal servizio militare e dal grado di ufficiale a cui aspira spera di avere vantaggi per la vita civile, come d'altronde anche i suoi camerati autoctoni: «Nella mia professione mi piacerebbe esercitare una funzione dirigenziale. Sono sicuro che l'istruzione come quadro nell'esercito mi porterà vantaggi in tal senso». Può infatti dimostrare di sapersi imporre.

Tutti cittadini in uniforme

La Svizzera e di conseguenza il suo esercito hanno proporzionalmente una quota molto elevata di persone con un background migratorio. Molti hanno già compiuto passi essenziali verso una completa integrazione. L'esercito contribuisce in maniera determinante alla loro integrazione sociale e strutturale, dando importanza all'equiparazione e all'inclusione. Tutti i militari sono cittadini svizzeri in uniforme, indipendentemente dalle loro origini. In tal modo vengono accettati anche nella società. I giovani di seconda generazione approfittano dell'esercito e contraccambiano dando alla società anche un valore aggiunto: la diversità.

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Integrazione ed identificazione

Elevato potenziale d'integrazione e d'identificazione

Secondo il sociologo militare Tibor Szvircsev Tresch dell'Accademia militare (ACMIL) presso il PF di Zurigo, molti giovani di seconda generazione suppongono che grazie alla scuola reclute o addirittura a una carriera nei quadri dell'esercito abbiano la possibilità di avanzare più velocemente nella vita privata e lavorativa. Soprattutto coloro che hanno difficoltà nel mercato del lavoro, poiché dalle sembianze si nota che hanno origini straniere, oppure che talvolta vengono svantaggiati per il nome che suona straniero. «Chi pertanto potrebbe avere difficoltà con la propria candidatura, vorrebbe guadagnare punti con la sua funzione di quadro dell'esercito», afferma Szvircsev Tresch. Inoltre molti si identificano fortemente con i valori del Paese e credono ancor più degli Svizzeri autoctoni alla capacità di difesa dell'esercito. Intendono il compito della difesa della Patria come una chiara dimostrazione di integrazione e di appartenenza.

Tuttavia molte deduzioni per quanto riguarda il potere d'integrazione dell'esercito valgono anche per militari appartenenti soprattutto alle minoranze linguistiche nel Paese. La capacità di adeguarsi alla maggioranza vale anche per loro come una specie di sigillo della qualità per l'appartenenza.

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