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Medicina d’urgenza: competenza e lavoro di squadra permettono di salvare vite umane

In novembre 29 giovani medici militari svolgono un perfezionamento in medicina d’urgenza, allenandosi per esempio su manichini che riproducono bambini o neonati. In caso di guerra i medici militari non devono essere in grado di prestare assistenza medica solo ai militari, ma anche ai pazienti civili. Nel corso i medici ampliano le loro competenze legate ai compiti dell’esercito e alla carriera civile.

23.11.2022 | Domunication Difesa, Gaby Zimmer

Emergenza pediatrica con un neonato: i medici militari prestano assistenza medica per salvare la giovane vita.
Emergenza pediatrica con un neonato: i medici militari prestano assistenza medica per salvare la giovane vita. ©VBS/DDPS

I due giorni di addestramento si svolgono nel contesto del corso per specialisti organizzato dall’unità amministrativa Sanità militare con il supporto scientifico del Centro di competenza per la medicina militare e la medicina in caso di catastrofe. Il perfezionamento viene certificato ed è utile sia nel contesto militare che in quello civile. «Il nostro obiettivo per il futuro è di certificare tutti i medici militari in medicina d’urgenza. Questo non comporta un valore aggiunto soltanto per l’esercito, bensì anche per il medico militare nell’esercizio della sua professione. In questo senso ne trae beneficio anche la sanità civile», spiega il responsabile Basi delle truppe sanitarie, Georg Zimmermann. Quello sulla medicina d’urgenza è uno dei numerosi perfezionamenti di impostazione pratica che i medici militari svolgono durante il loro corso per specialisti a Thun. Tutti i partecipanti sono impegnati. Il lavoro di squadra funziona. All’inizio i casi complessi sembrano essere senza speranza, però alcuni salvataggi vanno a buon fine: la vita reale in una situazione d’emergenza.

La preparazione: controllo del materiale

Ci si esercita in piccoli gruppi. Innanzitutto i sei medici militari ispezionano il materiale disponibile e discutono sui contenuti e sulle relative applicazioni. Chi sulle prime non sa cosa farsene di certi strumenti riceve dei consigli dai colleghi. A questo punto i giovani medici militari affrontano il primo caso. Vengono ripartiti i ruoli, tutti i sei medici assumono un compito individuale. L’istruttore procede all’introduzione.

I casi: salvare vite umane insieme

Primo caso: Il primo paziente è già degente in ospedale, ha quattro anni e pesa 17 chili. Il suo polso è impercettibile e deve essere rianimato. Il capoteam dà istruzioni e incoraggia i colleghi a formulare proposte anche verbalmente. I partecipanti effettuano massaggi cardiaci, applicano maschere dell’ossigeno, osservano i valori sul monitor, calcolano soluzioni di adrenalina prima di aspirarle nelle siringhe e somministrarle.

Secondo caso: Una madre ha trovato il suo bimbo di sei mesi inerme nella carrozzina e lo porta al pronto soccorso. Il corpo è flaccido e bluastro, e il neonato non respira. Nuova ripartizione dei ruoli e riallacciamento agli insegnamenti ricavati dal primo caso. «Di fronte a un neonato la medicina d’urgenza accresce ulteriormente la nostra sensibilità», sottolinea uno dei partecipanti. L’istruttore relativizza: «Queste piccole creature perdono i sensi molto velocemente, ma spesso riuscite anche a rianimarle rapidamente».

Prima dell’imbrunire sono state gestite cinque emergenze con bambini. Purtroppo, non è stato possibile salvare la vita a tutti.

La discussione: parlare chiaro per apprendere

Sotto la supervisione di uno specialista civile, i partecipanti sfoderano tutte le loro conoscenze specialistiche per risolvere i casi. Gli input schietti dell’istruttore forniscono suggerimenti quando le misure adottate non si sono mostrate efficaci. A differenza della medicina d’urgenza per gli adulti, le manipolazioni sui bambini sono più morbide e i medicamenti vengono somministrati in dosi sensibilmente più blande. A tale scopo ci si avvale di un’app che indica i dati relativi alla salute e i dosaggi individuali esatti.

In uniforme traendo beneficio per l’esercizio della professione di medico in civile

I perfezionamenti in medicina d’urgenza e altri campi specialistici generano progressi qualitativi nel campo della sanità militare. Inoltre i medici militari acquisiscono competenze utili per la carriera civile.

Come si diventa medico militare

Gli aspiranti medici militari svolgono, idealmente prima dell’inizio degli studi, una scuola reclute (SR) di dodici settimane (con scuola sottufficiali per medici militari integrata). Durante la SR ricevono la proposta per il perfezionamento come medico militare e, al termine della SR, vengono promossi al grado di soldato.

Gli aspiranti assolvono la scuola ufficiali per medici militari della durata di otto settimane durante l’anno di studio elettivo oppure dopo il quinto anno di studi e, all’inizio della scuola ufficiali per medici militari, vengono promossi al grado di sergente. Chi supera la scuola ottiene il grado di tenente. Dopo il conseguimento del diploma federale in medicina umana il medico militare presta dodici settimane di servizio pratico nell’assistenza medica di base dell’esercito.

Formazione di base, perfezionamento professionale e aggiornamento continuo


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