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Una donna in missione

Un po’ come la redazione del Cuminaivel si aggira per Davos alla ricerca di storie e informazioni. Lei è Erica Lanzi, giornalista ticinese e al suo primo WEF. L’abbiamo incontrata per scoprire i segreti del Centro congressi ma anche per farci raccontare cosa ne pensa del servizio militare.

28.01.2018 | ms

Journalistin
Erica Lanzi è pronta per una nuova intervista. (jw)

 

Non solo soldati e agenti. Al fronte, durante il WEF di Davos, ci sono anche numerosi giornalisti. E come per molti militari, anche fra loro c’è chi è impiegato nei Grigioni per la prima volta. È il caso di Erica Lanzi, inviata sul posto per un quotidiano ticinese. Quando la incontriamo a pochi passi dal Centro congressi, è visibilmente emozionata. «Ho appena visto Trump!» ci dice, mostrandoci un video. Il presidente degli Stati Uniti è giunto al Forum da poche ore, mentre in mattinata la giornalista ha potuto intervistare il consigliere federale Johann Schneider-Ammann. Ma la realtà ovattata del Forum economico, dove in passerella sfilano i leader politici ed economici più importanti al mondo, è tutto fuorché semplice. E per rendere l’idea Erica prende in prestito proprio il linguaggio militare. «Giornalisticamente parlando – ammette – è la missione più difficile che mi sia stata affidata sinora». Sì perché se da un lato il WEF è «una super occasione per creare contatti professionali», dall’altro bisogna fare un po’ di gavetta. «Innanzitutto – racconta Erica – devi prendere le misure di Davos e capire da che parte girarti. Non è poi immediato saper riconoscere le facce di tutti gli ospiti». Per non parlare dell’agenda fittissima dei potenziali candidati alla prima pagina. «Vi faccio solo un esempio» indica la giornalista: «L’altro giorno sono riuscita a sbirciare il libretto di un assistente personale di Filippo VI, re di Spagna. Ebbene, la sua giornata era scandita da un evento ogni 5 minuti». Insomma, difficile se non impossibile ritagliarsi uno spazio per porre qualche domanda alla personalità turno.

 

Noi, invece, il tempo per discutere dell’esercito con Erica lo troviamo. «Ho visto tantissimi soldati il primo giorno, poi meno» afferma. Per poi aggiungere: «Non trovo i controlli eccessivi. Potranno anche innervosire gli abitanti di Davos, ma con un concentrato tale di capi di Stato non sarebbe pensabile il contrario». Sentite per contro cosa ci dice Erica sui soldati. «Ammiro molto i ragazzi che svolgono il servizio militare. Al di là della sua valenza storica e politica, lo ritengo un momento di formazione importante. Prendiamo inoltre i corsi di ripetizione: ogni anno il soldato ha l’opportunità di staccare dalla propria quotidianità e di trovare e confrontarsi con altre realtà e situazioni sociali. Ed è un arricchimento, dal mio punto di vista». Ma non è tutto. Sempre sul tema Erica tiene a sottolineare: «Si capisce subito chi ha svolto il servizio militare e chi no. Il motivo? Coloro che hanno vissuto l’esercito possiedono un senso civico diverso, sovente parlano più lingue e non possono che trarre benefici dalle esperienze al di fuori della propria regione di provenienza».