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Una sentinella per il WEF

Entrare in contatto, seguire e mollare la presa solo dopo l’OK della centrale di controllo. È questa la missione della Bttr DCA m 32/1, chiamata a vegliare sullo spazio aereo sopra Davos e a radiografare ogni velivolo diretto al WEF. La redazione del Cuminaivel si è fatta spiegare i passaggi principali di questo importante compito.

26.01.2018 | ms

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Il cielo sopra Davos alla lente della Bttr DCA m 32/1. (ph)

 

Con lo sguardo rivolto all’insù. Così trascorrono l’impiego al WEF, i radaristi della Bttr DCA m 32/1. Sì perché la “Trentadü”, composta in prevalenza da ticinesi, mira letteralmente al cielo. 24 ore su 24. Come una sentinella, durante il Forum economico il dispositivo ubicato nei pressi di Davos è chiamato a vegliare sullo spazio aereo. “E vi assicuro che in questi giorni sopra le nostre teste corre un’autostrada” afferma il I ten e capo unità fuoco Aleksandar Milosevic. È lui, supportato dal capitano Nussbaumer e dal I ten Delorenzi, a mostrarci l’ABC della SKY 6. “Il primo elemento del radar – spiega – è rappresentato dal detettore ottico. Spetta a lui stabilire il primo contatto con i velivoli diretti a Davos”. In postazione un soldato sta in effetti seguendo un elicottero in avvicinamento.

 

Poco più in la, si trova invece il cuore della batteria. All’interno di un radar, capeggiato dalla punteria, tre soldati sono in costante contatto con la centrale di controllo delle forze aree. “Loro vedono tutto quello che noi miriamo” precisa Milosevic. Sono loro ad avere l’ultima parola, ma il ruolo dei radaristi è decisivo. “Tramite un apposito segnale, i nostri strumenti riconoscono se l’elicottero o l’aereo che si sta seguendo è amico o nemico” rileva il primo tenente. Per quindi indicare: “Sta poi alla centrale di controllo decidere se mantenere o meno il livello d’allerta”. Detto questo il primo filtro applicato dai radaristi può fare la differenza. “Diamo tempo di reagire a chi è chiamato a intervenire in seconda battuta, ossia i cannonieri” sottolinea Milosevic, mentre proprio sopra di noi sfila il convoglio “amico” del presidente francese Emmanuel Macron.

 

Detto della parte tecnica, affiancata dagli specialisti delle trasmissioni e dal dispositivo di guardia, abbiamo voluto carpire anche le sensazioni di uno dei soldati al fronte. “Contribuire alla sicurezza aerea del WEF dà delle belle soddisfazioni” afferma il soldato Raggi. A 6 mesi dalla fine della scuola reclute, il nostro interlocutore ha ancora bene in testa le regole fondamentali della funzione. “Ma in un impiego reale come al WEF – nota – il grado di allerta aumenta, così come i passaggi e i livelli decisionali”. Insomma – afferma senza se e senza ma – “non si sta più giocando”.