Passare al contenuto principale

ComunicazioniPubblicato il 5 maggio 2026

Competenza di condotta svizzera negli impieghi internazionali

Nel complesso contesto operativo del Kosovo, il Joint Logistic Support Group garantisce che la KFOR possa spostarsi, approvvigionarsi e rimanere pronta all’impiego in ogni momento – e la Svizzera svolge al riguardo un ruolo fondamentale. In qualità di Nazione capofila, non solo mette a disposizione capacità logistiche fondamentali, ma, con il colonnello SMG Rico Randegger in qualità di comandante, si assume anche la responsabilità dell’intero supporto multinazionale. Nell’intervista, il colonnello illustra il valore aggiunto strategico che questo impiego apporta all’Esercito svizzero, dalla capacità di condotta all’interoperabilità, fino all’ulteriore sviluppo del sistema di milizia.

Il colonnello SMG Rico Randegger conduce il comando nel quadro della formazione logistica multinazionale della KFOR durante il suo impiego di promovimento della pace in Kosovo.

Testo e foto L’ufficiale specialista Fiona Lehmann, ufficiale stampa e informazione del 53º contingente SWISSCOY, ha condotto l’intervista con il colonnello SMG Rico Randegger, comandante del Joint Logistics Support Group KFOR e Senior National Representative SWISSCOY in Kosovo

Che peso ha il JLSG nella struttura della KFOR in termini di prontezza all’impiego, mobilità e capacità di resistenza?

Il JLSG svolge un ruolo centrale nella prontezza all’impiego e nella mobilità della KFOR. Trasportiamo tutti i soldati nelle rotazioni e organizziamo convogli di materiali tra i porti di Grecia e Albania e il settore d’impiego. Siamo inoltre responsabili della fornitura di carburanti e lubrificanti di tutte le categorie e dell’esercizio dell’aeroporto militare di Slatina. In caso di deterioramento della situazione, il JLSG è fondamentale: a livello di KFOR solo il JLSG ha i mezzi per aprire o chiudere tatticamente i vettori del traffico in un contesto permissivo o non permissivo.

In qualità di comandante del JLSG, lei riferisce direttamente al comandante della KFOR. In veste di ufficiale svizzero, come ha dovuto adattarsi per poter contribuire efficacemente alla KFOR?

Prima di tutto, dovevo capire come funziona l’organismo della KFOR. C’è un livello di ufficiali che ruota ogni sei-dodici mesi e un livello di collaboratori civili, alcuni dei quali impiegati da molti anni. Sussistono obiettivi contrastanti tra questi due livelli, che sono riuscito a riconoscere solo gradualmente. Da allora, sono riuscito a far funzionare le cose navigando abilmente tra i diversi interessi e costruendo rapporti di lavoro a lungo termine all’interno della KFOR.

In che misura la condotta del JLSG da parte della Svizzera contribuisce all’ulteriore sviluppo delle capacità di condotta strategica e operativa dei quadri svizzeri?

Come comandante del JLSG, non solo si è coinvolti nelle questioni logistiche e operative della KFOR, ma si lavora anche a stretto contatto con i partner della NATO in un ambiente multinazionale. L’accento è posto sulle questioni della mobilità, del coordinamento logistico e dell’armonizzazione delle forze multinazionali. In questo contesto, si acquisisce una visione d’insieme dei processi di pianificazione e si partecipa a discussioni specialistiche di rilievo.

Nel quadro del dialogo con i nuovi Paesi presenti con le proprie truppe vengono abbordate anche le questioni geopolitiche e strategiche, oggetto di riflessione e contestualizzazione insieme ai camerati dei Paesi partner. Ciò contribuisce in modo significativo all’ulteriore sviluppo delle capacità di condotta strategica e operativa dei quadri svizzeri.

Come parte del JLSG, l’Esercito svizzero può sviluppare e approfondire le proprie capacità. Quali di queste sono rilevanti negli impieghi multinazionali e nel contesto nazionale?

A risultare centrale sarà la difesa dai droni nell’impiego statico e dinamico. Sia come prestazione a favore di altre forze, sia per l’autoprotezione. Altrettanto essenziale è la capacità di lavorare nell’ambito del Mobility Support Detachement per impieghi in un contesto non permissivo. La difesa dai droni e la mobilità sono quindi capacità fondamentali per la difesa.

Come vengono percepiti i quadri svizzeri nelle operazioni multinazionali? Il fatto di inviare un militare di professione o un ufficiale di milizia fa qualche differenza?

Le nostre competenze militari e specialistiche sono molto apprezzate. Non ho trovato alcuna differenziazione tra i militari di professione e la componente di milizia. A volte mi veniva consigliato di non parlare della mia carriera nella milizia prima dell’impiego, perché il personale militare internazionale non avrebbe capito. Non è l’esperienza che ho avuto. Anzi: le mie osservazioni sul sistema della milizia hanno suscitato grande interesse. Questo è particolarmente vero alla luce del fatto che diverse Nazioni stanno cercando modi per reintrodurre o rafforzare la componente di milizia.

Come desidera contribuire alla milizia con l’esperienza maturata durante l’impiego?

Sono incorporato nella divisione territoriale 4, che confina con due Paesi che dispongono di propri eserciti: la Germania come membro della NATO e l’Austria come membro del Partenariato per la pace. L’obiettivo dovrebbe essere quello di coltivare attivamente le relazioni tra gli addetti alla logistica, poiché una rete logistica basata sulla cooperazione è necessaria in caso di difesa. Cercherò sicuramente di motivare i miei camerati a prestare impiego!

Il colonnello SMG Rico Randegger conferma, grazie alla sua collaborazione quotidiana con i militari degli Stati membri della NATO, che la Svizzera è percepita come un partner paritario e affidabile. Sia i camerati che gli specialisti dell’Esercito svizzero sono molto apprezzati in ambito NATO grazie alla loro competenza e professionalità.