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Istruzione alla comunicazione di crisi con partecipazione internazionale

Le crisi e le catastrofi richiedono una reazione tempestiva affinché possano essere gestite il più rapidamente possibile. Ciò vale anche per la comunicazione, al fine di creare trasparenza e informare le persone coinvolte e i cittadini. Quindici partecipanti civili e militari provenienti da undici nazioni si sono esercitati a gestire l'aspetto comunicativo di vari scenari di crisi in occasione del corso di comunicazione del Partenariato per la pace. Questo corso è organizzato e tenuto ogni anno dal comando istruzione alla gestione, all'informazione e alla comunicazione (MIKA). È stato particolarmente apprezzato l'accento posto sulla pratica.

07.11.2018 | Comunicazione Difesa / ISQE

I partecipanti vivono sulla propria pelle cosa significa essere messi sotto pressione dai giornalisti durante una conferenza stampa.
I partecipanti vivono sulla propria pelle cosa significa essere messi sotto pressione dai giornalisti durante una conferenza stampa.

Una breve introduzione e subito si passa alla pratica. Il corso di comunicazione di crisi, tenuto dal comando istruzione alla gestione, all'informazione e alla comunicazione (MIKA) della Scuola centrale, presenta una struttura insolita rispetto a ciò a cui sono abituati i partecipanti. «Gli istruttori pretendono subito molto da noi ed è impegnativo soddisfare le loro aspettative», afferma l'ufficiale stampa polacco, Second Lieutenant Aleksandra Morzycka. L'istruttore specialista tenente colonnello Michel Emmert, organizzatore dei corsi, trova che l'esercizio pratico presenti un grande vantaggio: «Fin dall'inizio i partecipanti sono confrontati con i compiti da compiere. In tale modo si ottiene un effetto didattico maggiore rispetto a quando si prova a trasmettere le conoscenze mediante presentazioni Powerpoint».

Sfide e impegno

Durante la settimana i partecipanti devono affrontare continuamente nuove sfide: un incidente di elicottero, un attentato a un oleodotto e uno scandalo legato a casi di salmonella. Gli istruttori cercano di sollecitare costantemente i partecipanti e mettere loro pressione trattando gli scenari uno dopo l'altro. Se l'impegno dovesse risultare a tratti eccessivo viene fornita assistenza, poiché in fin dei conti l'importante è l'effetto didattico.

Porsi le domande critiche

Il programma della settimana comprende anche l'organizzazione di una conferenza stampa. Gli ospiti devono informare i media in merito all'esplosione di un veicolo militare con quattro occupanti. Perché il veicolo è esploso? Quali sono le condizioni di salute degli occupanti? Come mai due donne civili si trovavano nel veicolo? I militari avevano una relazione con queste donne? Quando vengono poste simili domande delicate è importante che i partecipanti sappiano decidere rapidamente cosa si può comunicare senza lasciarsi indurre a sottintendere conclusioni. In seguito alle sequenze d'allenamento di questo tipo gli istruttori della comunicazione forniscono dei feedback per suggerire le possibilità di miglioramento. All'allenamento ha partecipato anche il comandante slovacco della NATO Forces Integration Unit, Colonel Štefan Acsai. Nonostante il corso sia rivolto a persone che lavorano principalmente con i media, il comandante ne trae insegnamenti personali: «È stata un'esperienza preziosa. Sono venuto con l'obiettivo di migliorare le mie competenze personali, ma grazie all'ambiente internazionale ho imparato molto anche sulle dinamiche di gruppo». La lezione che ha imparato: pensare due volte prima di fare qualcosa.

Buona reputazione per l’Esercito svizzero

«Teniamo questo corso su mandato del Parlamento. È un biglietto da visita dell'Esercito svizzero per le forze armate di altri Paesi», sostiene l'istruttore specialista Emmert. Inoltre lo scambio di esperienze con altre nazioni rappresenta un buon termine di paragone. La Svizzera ha l'opportunità di osservare con occhio critico la propria istruzione. Gli ottimi feedback hanno accresciuto la reputazione dell'Esercito svizzero e hanno avuto un effetto positivo sulla collaborazione a livello internazionale. Terminata l'istruzione, Acsai e Morzycka sostengono che consiglierebbero senza esitazione il corso ad altre persone.